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You know I'm born to lose
and gambling's for fools
but that's the way I like it baby
I don't wanna live for ever
and don't forget the joker!
Motorhead - The Ace Of Spades
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Written by Andrea Ferraris
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Se anche avessi avuto dei dubbi sulla statura di questo disco e ripeto "SE" li avessi avuti, il commento che mi ha fatto un amico sulla eccentricità del disco mi avrebbe dato tutte le conferme che mancavano. Il Secondo Tragico è un disco notevole sotto diversi punti di vista: innanzitutto per i pezzi che pur viaggiando alla velocità della luce e nonostante le influenze più disparate non sembrano l'ennesimo clone dei Dillinger Escape Plan (l'influenza c'è ma non è maggiore della quantità di alcool che si trova in molte merendine confezionate), poi per il fatto stesso di mixare grind, Primus, Meshuggah, free-jazz, psichedelia e delicatessen da sangue al naso, e infine il senso per la malattia ed una autoironia che li porta sempre su quel confine in cui ci si chiede se sia un risultato di dubbio gusto oppure tale da levarsi il cappello in segno di rispetto.
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Written by Andrea Ferraris
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Da pseudo-relativista (che grazie a Dio non sono) e da seguace della ricostruzione storica individuale, o forse solo da "rosicone" relegato ai piani bassi (in tutti i sensi), a volte mi fa specie vede come i favori del pubblico talvolta vengano guidati (dai su, non sarete mica convinti che il processo avvenga in modo autonomo!?…"ma mi faccia il piacere!") verso alcuni autori che non amo molto; se per Ludovico Einaudi tutto sommato nutro un certo rispetto pur non amando i dischi, Allevi mi fa venire in mente Bruno Martelli di Saranno famosi... un personaggio decisamente mediocre soprattutto se confrontato con Denny Amatullo e il compianto Leroy Johnson.
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Written by Emiliano Zanotti
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Quinta produzione e quinto tipo di supporto testato (dopo il 7", il CD-R, l'LP one side e la cassetta) per il duo formato, nell'ormai solita Berlino, dal musicista Claudio Rocchetti e dall'artista Riccardo Benassi. Si incontrano in territorio neutrale, abbastanza lontano dall'elettronica analogica del primo, molto distante dalla musica per installazioni del secondo, scegliendo di non incanalarsi in un genere preciso, ma di giocare su più tavoli.
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Written by Emiliano Zanotti
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Non è stato facile scrivere del disco d'esordio di questi Eagle Twin e anche ora, a giochi fatti, ho la sensazione che qualcosa ancora mi sfugga, come se non fossi riuscito ad abbracciare l'album nella sua interezza. Partiamo dall'inizio; sembrava una cosa semplice: duo con batteria e chitarra baritono, un uomo dai nobili trascorsi (Gentry Densley, già Iceburn, ora Ascend), il consueto immaginario di morte, fuochi e uccellacci neri, il suono, a suo modo rassicurante, delle cose migliori della Southern Lord. Invece...
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Written by Emiliano Zanotti
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Non credo l'ufficio turistico dell'Andalusia si servirà mai degli Orthodox per pubblicizzare le bellezze della Costa de la Luz; d'altronde quello di Siviglia non avrebbe problemi ad usarli come testimonial per le celebrazioni della Settimana Santa e a loro certo non spiacerebbe, esibendosi già normalmente nelle vesti di penitenti della fratellanza sivigliana, incappucciati alla maniera dei Sunn o))), per intendersi. Dediti, nei primi due capitoli del loro percorso, a una musica in cui i temi della Passione di Cristo si incarnavano in un doom intessuto di riferimenti jazz-prog, approdano con il terzo lavoro a lidi del tutto inattesi.
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Written by Emiliano Zanotti
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Avevamo incontrato i cinque torinesi (recentemente ridottisi a quartetto) sulla compilation Clouds From The Earth, segnalandoli nel gruppo dei migliori; con l'esordio sulla lunga distanza Volume I (titolo splendidamente sabbathiano) confermano sostanzialmente quanto di buono avevamo notato, permettendoci di approfondire la materia attraverso i tre quarti d'ora di quest'album.
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Written by Marco Giorcelli
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L'instancabile etichetta di Amburgo anche questa volta non manca il colpo, anzi espandendo le vedute e il carattere del proprio rooster. I Personal L di Filadelfia sono un power quintetto dal doppio drum kit che si destreggia in un rock a 360° dal decollo misurato e dalle pose introspettive tra Mogwai e Karate. Ma già dal quarto e quinto pezzo (Goodness Gracious, New Sensation) esplode in un rock‘n'roll sound degno dei primi Wolfmother. Certo, l'esplicito plagio di Thom Yorke nella successiva Stay Calm porta qualche dubbio e fa vacillare lo spirito della band capitanata da Kenneth Vasoli (The Starting Line).
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Written by Marco Giorcelli
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Paradossalmente, rispetto a Sil Muir, questo nucleo terroristico, nonostante l'ortodossia dance, sembra avere le idee più chiare. Ma non sono sicuro che questo sia un bene. I percorsi infatti sono meno spericolati, considerando oltretutto che evocano certe commistioni elettroniche più affini alla fine degli anni ottanta rispetto alle terre di confine dei terroristi sonici di oggi. A questo proposito è importante ricordare che l'intero lavoro è stato scritto e registrato tra il 1996 e il 1999 (quindi già datato all'epoca).
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Written by Marco Giorcelli
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Progetto iper-concettuale ad ancoraggio prettamente ambient (se questa parola ha ancora un significato oggi) dove Andrea "Ics" Ferraris e Andrea Marutti srotolano il trascorrere del tempo, inteso come susseguirsi di stagioni ed epoche in un' unica grande catalessi droonica senza inizio e senza fine. Lo schietto ed elegante artwork così come le altrettanto asciugate note rimandano ad un "black" di intenti che però a mio giudizio rimane sospeso. In bilico.
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Written by Marcello Ferri
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"Lo spirito del Natale ci ammorberà fino alla prossima estate", questo sottotitolo accompagna l'esordio dei pescaresi Levis Hostel dopo il discreto successo dell'Ep A Minor Quarrel, all'insegna di un pop che forse non ha ancora deciso quale strada percorrere:con Loony Bin potrebbero essere i Tiger Tiger che rifanno gli un pezzo degli Wham! sotto Natale, mentre con Margarine Lover i riferimenti virano verso Jesus And Mary Chain. E' questa una delle canzoni più belle del lotto, poi arrivano ballatone come Yo're So Much Better Than The Rest che ti spiazzano: i cori femminili che non smettono mai e la voce che, carica di pathos, sforna cose terribilmente suadenti, indefinibili.
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Written by Emiliano Zanotti
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Non credo che ormai ci sia fra noi qualcuno di così ingenuo da aspettarsi da un supergruppo qualcosa più della consueta routine; è già molto che i vari componenti non si mettano d'impegno ad infangare le proprie carriere. Lo sludge all star team degli Shrinebuilder schiera Dale Crover (Melvins) alla batteria, Al Cisneros (Sleep, Om) al basso, Scott Kelly (Neurosis) a voce e chitarra, doppiato da Scott "Wino" Weinrich (Saint Vitus, Obsessed più svariati altri) ed è, manco a dirlo, la tipica montagna che partorisce il topolino.
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Written by Andrea Ferraris
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Iriondo e Cantù sempre più coinvolti in un ritorno alle origini, o meglio, diciamo che il "bat duo" ha seguito un percorso piuttosto molto "naturale", infatti se si può dire che i primi Uncode Duello potevano rappresentare un dopo A Short Apnea più morbido e più rock, con il secondo disco quest'ultima componente prendeva sempre più piede, ma ora è più che mai conclamata. Nel complesso credo che questo ep di circa venti minuti per cinque tracce rappresenti il meglio fino ad ora sfornato dal gruppo, certo alcune tracce d'impatto c'erano anche prima e si trattava di lavori di tutto rispetto, ma questo lungo mini lp suona bene sia preso nei singoli episodi che nel complesso.
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