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Aucan + Cheap Orchestra – 27/03/10 Interzona (Verona)

Non è molto che abbiamo avuto occasione di parlare degli Aucan dal vivo: circa otto mesi, solitamente insufficienti a registrare cambiamenti che non siano canzoni riarrangiate o variazioni della scaletta. Qui si tratta però di un gruppo che si muove alla velocità della luce e già stasera alcuni interrogativi che ponevo nella recensione dell'EP Dna, uscito il mese scorso, iniziano a trovare risposta. Riparliamone, dunque. L'Interzona va riempiendosi lentamente, pur come d'uso e quando sale sul palco la Cheap Orchestra (membri di Hell Demonio e The Ritual in formazione) si arriva si e no alle trenta persone. L'ambito è quello bazzicato dai Calexico (un abbinamento che, visto il gruppo che seguirà, ci sta come il cazzo sui maccheroni, tanto per citare i Men's Recovery Project) e dopo dieci minuti piacevoli si sprofonda nella noia, colpa anche di un genere in cui non so davvero cosa di nuovo si possa ancora dire. Quando arrivano gli Aucan il ricambio del pubblico è quasi totale. Scura ambient di sottofondo, fumo che invade il palco, proiezioni di reticolati geometrici e codici numerici (un po' scontate le grafiche matrixiane però), accompagnano il gruppo mentre prende posizione, una cura dell'immagine rara e che suggerisce un che di ritualistico, facendo subito capire come nulla sia è lasciato aucan2_iz_2010al caso. Poi è l'elettronica da impossessarsi della scena, ben al di là di quanto la recente produzione in studio facesse supporre: la batteria, di precisione robotica, è pesantemente triggerata, le chitarre sono poche e irriconoscibili, di contro c'è l'impatto delle tastiere, quanto mai fisico e la voce, più presente rispetto all'EP ma con una vena sloganistica là assente. Certo la loro dimensione è sempre stata quella live, ma stasera non si tratta solo di questo, a colpire è l'assistere a una mutazione in corso d'opera di una band che coscientemente verifica dal vivo gli effetti dell'innesto dell'inorganico sull'organico. Le canzoni conosciute, anche le più recenti, sono in continua mutazione, quelle nuove vanno trovando una forma assai più convincente rispetto alle prove precedenti lungo i percorsi che la band ora predilige; basti dire che è fra quest'ultime che troviamo il pezzo migliore del set: ritmo irregolare e tastiere violentate; delle chitarre non c'è traccia. Si ha la sensazione che la platea possa trasformarsi in una pista da ballo da un momento all'altro e in effetti mai come oggi la sala concerti e la discoteca dell'Interzona sono apparse così contigue. Gli Aucan di stasera sono un soundsystem bioelettronico prossimo alle interazioni neuro-tecnologiche dell'eXistenZ cronenberghiano, che ci restituisce tutta l'urgenza e l'entusiasmo che la band sta vivendo: fermarli non sarà facile. Ad aprile si registra materiale nuovo, a Maggio tour europeo; poi il Giappone.

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