Spasmi da una primavera incombente

I tempi si avviano a diventare disperati ancora più che difficili. Repressione e risentimento la fanno da padroni. Non è più il momento di stare in cameretta a fare il punto a croce (anche perchè te la stanno portando via con tutta la mobilia), né di frequentare i corsi di scrittura creativa all'università della terza età, e neanche di passare mosce serate al clubbino sotto casa. Buttate nel cesso le vostre scorte di anti-depressivi, smettete di ficcarvi le dita in gola per vomitare le scorte di nutella che avete trangugiato, e piantatela lì di regalare soldi al vostro psicologo. E' finito il tempo dell'educazione freddina e di quello snobismo tanto rassicurante. Fracassate le porte a testate, e andate a fare la spesuccia al centro commerciale, col sangue che vi cola sulla faccia e sui vestitini vintage finto-trascurato (vedrete che la mamma lo sa come si tolgono le macchie difficili). E se avete ancora uno straccio di impianto con delle casse, e non solo delle cuffiette clisteriche, ficcateci dentro You Should Prepare To Survive Through Even Anything Happens dei Seijaku, sparatelo a tutto volume e rabbrividite assieme ai vostri vicini di casa quando parte l'urlo primordiale del giallo-negro Keiji Haino. Riparte da qui l'ennesima devastazione di quella specie mutante chiamata rock. Non il suo simulacro, non la bella e inutile fotocopia eseguita da una miriade di gruppi calligrafici con distintivo di appartenenza, ma il suo cadavere putrescente preso a calci, perchè è l'unico modo per rispettarne lo spirito. Quella roba che ti prende allo stomaco, ti torce le budella, ti tira fuori tutta la rabbia e la disperazione. Quella roba che in due secondi ti apre gli occhi e ti rivela quanto è inutile e malato il tuo rapporto con la vita e con il mondo che ti circonda. Di colpo ti rendi conto di essere un estraneo, devi uscire in strada ed ululare il tuo richiamo, alla famelica ricerca di altri alieni come te. Qudial168kesto disco non è né più rumoroso né più veloce di tanti altri, e neanche più estremo o pesante, non ne ha bisogno: è totalmente viscerale. E' ciò che deve essere una musica che dialoga con il suo tempo. Ha macinato e digerito il blues, l'improv, il funk, il noise (e tutto quello che volete) e lo espelle in una forma di rock scarnificato e trafigurato. Perchè non è una frigida questione di generi, ma di modo ed esecuzione. Se non vi fa effetto vuol dire che siete già morti. Tornate al drone-doom, al black metal, allo slow-core, all'hardcore, all'industrial e piegate sereni la testolina sul cuscino. Avrei dovuto raccontarvi del basso tellurico e ondulante di Mitsuru Nasuno, della batteria spietata e imprevedibile di Yoshimitsu Ichiraku, delle rasioate sghembe della chitarra di Haino e della sua armonica disturbante e geniale, ma qui dentro c'è di più, e queste  sono cose che potrete scoprire da soli.
Un altro disco che vale la pena di ascoltare è 168K dei Dial. La signora che ha assemblato il gruppo nei primi '90 assieme a Rob Smith (ex-God) chitarre e drum machine, Dom Weeks (Furious Pig, Het) basso e synth, and Lou Ciccotelli (Eardrum) batteria, si chiama Jacqui Ham, voce e chitarra elettrica. Lei era una delle tre UT, un gruppo della prima scena no-wave newyorkese. Come sarà che questa gente tra i 50 e i 60 anni (come d'altronde i Seijaku) riesce a fare delle cose così vitali? Mistero. Come misterioso è il senso emozionale di questa musica, che  pur sempre di rock si tratta. Rock ossessivo, mantrico, psichico, il cui suono sembra arrivare da un tubatura o da un barile appena svuotato dai rifiuti tossici ed abbandonato tra le nevi del polo, con quella voce indifferente e spettrale sepolta sotto le scorie e le interferenze elettriche. Tutti i brani sono splendidi. Ma non saprei descriverli meglio di come ha fatto il mio spacciatore di musica preferito (il solito greco): "Come ha detto il saggio eroe dell'avant-punk Jack Brewer 'una volta che la musica lascia la vostra testa è già compromessa'. Questo per spiegare il suono claustrofobico di 168K dei trascurati Dial, che è come se fosse stato registrato quando era ancora all'interno del cranio di Jacqui Ham".ahandfulofdustnowgods
Ecco invece qualcosa che nella forma è irriconoscibile come rock, ma che ne mantiene subdolamente inalterata l'efficacia: una riedizione di due albums (Now Gods, Stand Up For Bastards e The Philosophik Mercury) pubblicati dagli A Handful Of Dust. Un duo formato da Bruce Russell dei The Deac C (i padri del free-rock neozelandese, su cui torniamo più in là) e Alastair Galbraith, che operano con chitarra (perennemente in feedback), trattamenti elettronici, violino, echi irriconoscibili di voce e saltuarie percussioni. Nessuna forma canzone, ma un magma sonoro opaco che si impadronisce delle nostre caverne sensoriali, trasformando i liquidi corporei in un fluido denso e fangoso, e consumando inesorabilmente le nostre esauste forze vitali al cospetto della tragedia mondiale e personale che andiamo ad affrontare senza possibilità di scampo. Ci aggiriamo come sonnambuli in desolato paesaggio interiore, mentre fuori non resta che un deserto di macchinari abbandonati che non finiscono mai di morire, ed esalano una sinfonia prodotta dal loro ultimo, infinito grido di dolore.
Una sirena irresistibile e fatale come il destino.
Lancinante e catatonico.
Ed eccoci ai The Dead C, la seminale band neozelandese. I dischi che hanno prodotto sono di per sé bellissimi, non saprei scegliene uno, perciò mi limito a segnalarvi una incredibile performance alla tv neozelandese.
Esaltante e devastante. Punto.
http://www.youtube.com/watch?v=lbyYzyUPGs8
Un altro personaggio che è assolutamente necessario gustare dal vivo è Masonna. I suoi dischi non lo differenziano particolarmente da una serie di altri pazzoidi consacrati sull'altare del japanoise, ma i suoi live ne svelano l'essenza di performer parossistico del rock'n'roll. Quest'uomo è la vera essenza di Elvis, svuotato della sua carica sessuale ma in perenne eccitazione anfetaminica.
Liberatorio e autodistruttivo.
Una vera icona.
Cfr: noise, kamikaze, stati di agitazione.
http://www.youtube.com/watch?v=I0ejtfbJrHs

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