Rospi In Libertà – 12-21/08/11 Rocca Dei Tempesta (Noale – VE)

Estate non densissima di concerti questa, almeno per noi. Un po’ di vacanze, dai… Certo, qualcosa si è visto, ma alla fine erano quasi tutti nomi già noti e quasi tutte conferme. Lucertulas e Squadra Omega (visti rispettivamente a Trebaseleghe per Cocomeri Sonori e a Verona per il Malalido) si esibiscono su standard ormai acquisiti e a livelli pazzeschi, menter non ci riesce di dare un giudizio sugli Zu 2.0, una volta a causa dell’inascoltabilità del concerto al Neverland, l’altra l’assenza del batterista designato Balázs Pándi (sempre a Cocomeri Sonori) e sostituito da Antonio Zitarelli dei Mombu: bel concerto ma appunto inutile per trarre auspici sul del futuro del gruppo. Dedichiamo qualche parola in più quindi a Rospi in Libertà, festival che si spalma sul secondo e terzo weekend di agosto, dove abbiamo modo di trarre qualche impressione utile dall’esibizione di gruppi che c’interessano.
La prima nota positiva è certamente la location, nella rocca del XII secolo in parte in rospi_in_liberta_2011_-_kill_your_boyfriendrovina ma anche per questo ancora più affascinante, che sorge al centro di Noale. Consueto il corollario di banchetti di dischi (che saccheggiamo…), magliette, iniziative sociali, notevole la cucina che propone un ottimo panin onto (vale a dire unto) vegetariano, con buona pace della leggerezza e gran soddisfazione delle papille. Nell’arco delle sei serate si esibiranno fra gli altri So.Lo, Bemydelay, My Dear Killer, Camillas, New Candies, Zona MC, programma eterogeneo volto a soddisfare un po’ tutti i gusti: noi presenziamo nelle serate di sabato 13 e venerdì 29. La prima ospita i bresciani Guru Banana spalleggiati dal locali Kill Your Boyfriend, esordienti ma coi componenti che vengono tutti da precedenti esperienze, non dei novellini, quindi. I tre, chitarra, elettronica/tastiere/drum machine e voce (che si cimenta anche alla seconda chitarra), sono una piacevole sorpresa, giocando a tutto campo nell’ambito wave/post punk, dai Suicide ai Joy Division fino a My Bloody Valentine, con puntate più attuali nel noisegaze dei Jesu. Le influenze, anche se coerenti fra loro, sono molte e ancora rospi_in_liberta_2011_-_magic_towertroppo evidenti: per il futuro sarebbe opportuno scegliere un filone preciso od operare una sintesi, ma l’inizio è comunque promettente. I Guru Banana, bresciani ma prodotti dalla locale Shyrec, giocano per questo quasi in casa, col loro rock indipendente di gusto europeo, con venature pop ma decisamente energico. Il cantante elegantemente biancovestito è istrionico ma non eccessivo, gli strumentisti lo assecondano bene (specie il batterista, in forze anche a Nerocapra e Meteor) e pur non essendo propriamente il nostro genere preferito (o forse proprio per quello), ci sentiamo di appropriarci di un commento captato da uno spettatore: se avessero passaporto scozzese e un produttore di grido sarebbe tutta un’altra storia.
La settimana successiva, tramontata la luna che ha suggestivamente accompagnato le prime serate, il pubblico si mantiene numeroso, anche se solo in minima parte interessato ai concerti, probabilmente anche perché o gruppi decisamente meno facili, ma più nello nostre corde: Magic Tower e Mamuthones, entrambi già visti nei mesi scorsi, ma sempre piacevoli ad reincontrare. Il duo noise, anche se ostacolato da qualche problema tecnico, dà vita a un concerto suggestivo, suoni dilatati, drone, qualche clangore industriale, battiti discontinui, in un equilibrio fra cadenze ancestrali e suoni moderni che ben si combinano con il luogo e sembra evcarne antiche glirie e recenti rovine.I Mamuthones invece spiazzano decisamente apparendoci in pienarospi_in_liberta_2011_-_mamuthones mutazione, cosa davvero sorprendente per un gruppo ottimo ma fin’ora piuttosto statico dal punto di vista dell’evoluzione stilistica. Non sappiamo se sia stato l’ingresso in organico del nuovo chitarrista, più probabilmente la voglia di Alessio Gastaldello di scostarsi dai soliti suoni per risalire la linea del tempo, muovendo dal kaut percussivo fino a inglobare suoni di sintesi quasi kraftwerkiani e sonorità wave, percepibili anche negli inserti vocali (opera dello stesso Gastaldello). La scaletta è equamente divisa fra pezzi vecchi collaudatissimi, ma che ormai hanno detto tutto e brani nuovi, ancora imperfetti ma decisamente più freschi: quando le due tendenze si fondono, prendendo quasi la forma di canzoni vere e proprie, pare di sentire gli Oneida alle prese coi suoni degli anni ’80, “gli anni ’80 che ci piacciono” per citare un altro calzante commento “rubato” fra la folla. Così, con nuovi scenari che si aprono facendo invecchiare di colpo l’ultimo album, lasciamo un’estate che, almeno da queste parti ha detto pochino, e ci prepariamo per una nuova stagione concertisitca, speriamo più significativa.

Foto di Mr. Bedroom

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