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Pan del Diavolo – 23/08/09 Festa Di Radio Onda D’Urto (Brescia)

Se il valente Giorcelli, con gentile signora, si sobbarca i quasi 400 chilometri che dividono Brescia dalle spiagge della Maremma per assistere al concerto dei Pan Del Diavolo, qualcosa deve pur esserci. Fiuto l'affare e prontamente, copro la distanza fra casa mia e la Festa di radio Onda d'Urto (circa un decimo della loro), sita nell'ormai pusher-free area di via Serenissima. Quando sarà debellata anche la piaga dei bonghisti si aprirà finalmente una nuova età dell'oro.
I due palermitani appaiono, stasera, in apertura al gruppo locale de I Luf e riuniscono ovviamente un pubblico assai limitato, anche se molto selezionato, fra cui due ineffabili vecchietti piazzati, con sedie pieghevoli, a ridosso delle transenne. I musicisti, posizionati a filo del palco, giusto per non perdersi nella distesa che ospita, solitamente, band ben più numerose, sfoggiano camicia e calzoni buoni, pettinature degne del Solito pandeldiavolo_________ondadurto--------grandeIgnoto Ferribotte, due chitarre e grancassa. Il minimo indispensabile, insomma. Rispetto al CD, carino ma non imperdibile, dal vivo l'approccio è decisamente più rock'n'roll che blues, grazie anche a un repertorio che privilegia i pezzi nuovi rispetto a quelli del demo, che non viene neppure eseguito per intero; si affievolisce, nella furia del live, anche l'influenza di Rino Gaetano, mentre nei pezzi nuovi fa capolino un Capossela assai meno compiaciuto e tronfio di quello attuale, il tutto condito da una sana sicilianità che conferisce al tutto un tocco personale. Solo un piccolo calo di tensione, a metà della mezz'ora di concerto, quando sul palco rimane un'unica chitarra e si perde un po' lo spirito chiassoso, indispensabile per inquinare lo stile cantautoriale, ma per il resto si procede con tiro notevole e con una varietà di scrittura che non fa trasparire i limiti posti dalla scarsità di strumenti.
Dopo di loro, I Luf, su cui non mi dilungherò. Solito folk dal sapore celtico che, fossimo sul finire degli anni '70, farebbe furore nei Campi Hobbit, mentre oggi, chissà perché, manda in brodo di giuggiole i pronipotini di Stalin. Dio stramaledica i Pogues. E i Modena City Ramblers, quelli sempre.

(foto tratte dal Myspace del gruppo)

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