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David Bazan – 06/02/10 La Casa 139 (Milano)

Entrando alla Casa l'atmosfera non è delle migliori, un paio di gorilla coi modi spicci ti chiedono se hai la tessera e ti liquidano intimandoti di lasciare libero il campo. Presenza stavolta poco indispensabile per un pubblico, circa una quarantina di persone, che non si può certo dire sia quello da seratone, vista la coincidenza con il Miami e il suo roboante tour de force dalle 17 alle 9 del mattino proprio al Leoncavallo. La cosa non può che fare piacere, visto che riusciamo a vedere il concerto con una certa tranquillità. Apre Paul Murphy, cantante dei canadesi Wintersleep (alquanto anonimo nei suoi richiami a Andrew Bird dai connotati più roots, seppur con pezzi decisamente nella media). David Bazan, felpa rossa col cappuccio, se ne sta su un divano in fondo alla sala vicino ad una lampada accesa, parlando al cellulare. Una serata col nonno, si prospetta: sicura e senza scossoni.
E questa serata, come si vedrà, ti dà l'idea del concerto che speri per l'occasione: senza troppi singalong ma con la giusta partecipazione. Che non ti aspettavi per tutta una serie di ragioni. E se le aspettative non erano le più rosee con un Bazan tutto solo soletto, la sorpresa è stata proprio nel vederlo imbracciare la chitarra elettrica, con un macbook che faceva le basi ritmiche da compagno fedele ed un pedale, quale improvvisata grancassa. Quindi ok, non c'è la band ma dal suono che ne esce, poco ci manca, perchè le canzoni sono indubbiamente rock: sia che si tratti di ballate che di pezzi più veloci. Senza tanti fronzoli o saluti, la serata si apre con un pezzo nuovo tratto dall'ultimo album Curse Your Branches e via: un brano dopo l'altro, scorrono convincenti fino ad arrivare ad Hard To Be dove il pubblico si scalda per davvero. Poi le cose si fanno decisamente entusiasmanti con il repertorio classico del miglior Pedro The Lion e gli arpeggi di chitarra che in più di un'occasione mettono i brividi. L'ora e un quarto circa sembra passare in un lampo e Bazan, decisamente ingrassato ma in forma per l'occasione, è confortato dal supporto e chiede, scherzando, di stare alla larga dal bancone del bar e dai free o (non free) drink. Visto il costo proibitivo delle birre non c'è da ripeterlo due volte. Poi qualche parola sulla sua città, Seattle e suoi suoi due bambini e via così per two more songs e zero bis finale. A fine concerto grandi strette di mano e sorrisi coi pochi fans rimasti, prima che arrivi la Siae a bloccarlo chiedendogli il borderò: lui bello tranquillo si mette su un tavolo con una bottiglia di vino e, tutto piegato, comincia a scrivere e scrivere per una buona mezz'ora, prima dell'arrivo della sua pizza d'asporto, offerta dalla Casa (139).
foto: i am tiz

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