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St.ride – Microstorie (Torto Editions, 2021)

Sorprendente ritorno per i genovesi St.ride, arrivati a quello che potremmo definire l’album definitivo. Un disco accessibile (si fa per dire) e completo, dove per accessibilità si intende comprensione del percorso narrativo e dello sviluppo emotivo. Un distillato di kraut asincrono polverizzato e vaporizzato in eau de toilette all’ammoniaca. Immaginate di scoperchiare la tomba dei Trans Am di Red Line, ma dentro trovarci Blixa Bargeld che si mangia un pollo di gomma. Riverberi lontani di Vangelis come di Giorgio Moroder, finte accelerazioni e voli pindarici. Suoni adamantini e laceranti, ritmi che abortiscono in continuazione in una eterna ritenzione spermatica che non riesce mai a liberarsi. Cosa aggiungere? Gli St.ride verranno compresi forse tra cento anni, ma sicuramente non da esseri umani. Ma chi se ne frega: St.ride è una microstoria minuscola e perfetta, un fonosistema abbastanza grande da accoglierci all’interno e farci dimenticare qualsiasi bruttura. Cosa aggiungere se non un laconico, ma sincero “grazie”. Di esserci e di tenerci compagnia, in questa terribile e rumorosa solitudine.

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