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Ho sempre avuto la mania di prendere appunti dai forum in rete: se un disco lo si mitizzava me lo segnavo umilmente, sbirciavo bancarelle e negozi e con pazienza e spesso, anche anni dopo, lo recuperavo quasi vergognandomi di non averlo avuto prima. Mitizzando e mitizzando a volte capitava pure la delusione. E c'è sempre qualcuno più in gamba di te, pensavo, e penso tutt'ora. Oggi con un pc e l'adsl tutto è diventato più semplice: persone a cui prestavo dei cd l'altro ieri, oggi mi consigliano cosa ascoltare domani mattina. Nel 1994, per la prima volta acquistai un disco dei Sebadoh. Preistoria direte voi. Volevo prendere Where You Been dei Dinosaur jr ma mi feci condizionare da una recensione inserita nell'allora luccicante rivista Metal Shock (la diretta concorrente di Metal Hammer, vi ricordate le splendide e spassosissime recensioni di fuzz fuzz?!). Quella recensione stroncò miseramente il disco paragonando la voce di Mascis a quella di uno buttato giù dal letto alle sei del mattino. Una recensione sbagliata e poco lungimirante si dirà ma , comunque, la ricorderò perchè ha avuto il merito di dirottare la mia attenzione su Lou Barlow il quale mi ha condotto per mano sulla strada maestra dei dinosauri. Da lì abbandonai tutto per poi riprendere qualcosa in seguito: il metal, il grunge, il crossover. Fu come una rivelazione. Myspace sembra oggi essere diventata la nuova democrazia musicale: lo sconosciuto gruppo di amici della provincia mantovana possiede la sua paginetta con 3/4 brani al pari dei Coldplay o Belle And Sebastian. La comunità è in fermento, c'è un legame diretto tra gruppi, fans e semplici utenti. Si avvertono però anche i primi scricchiolii: nomi famosi e impegnati (Billy Bragg tanto per citarne uno) cominciano a prendere le distanze chiudendo in segno di protesta la loro pagina Myspace che livella tutto e tutti. Tanto alla fine il capo è sempre Murdoch. Oggi, ed è strarisaputo, certi dischi nascono e crescono dal fenomeno passaparola sui blog. Un chiaro esempio recente sono stati i  Clap Your Hands Say Yeah o Tapes 'N Tapes. Bastano due o tre blog americani (penso a My Old Kentucky o I Guess I'm Floating, due esempi a caso) che ne parlino e subito ci sono qui in Italia una decina di altri m-blog che li citano a catena. E allora ecco le riviste specializzate – drammaticamente in ritardo proprio perchè cartacee – che fanno a gara a rincorrere le voci di corridoio bloggaro e così i gruppi in questione esplodono finalmente in copertina. Anch'io ho il mio blog e ci sguazzo, perciò qui non si vuole additare nessuno, ci mancherebbe: i miei visitatori sono i miei amici e i contenuti spesso e volentieri latitano. Fatto sta che pure io rimango incastrato dentro questa logica. Ci sono m-blog che fanno una media di 800/900 visite al giorno, più della tiratura di molti mensili. Magari parlano dell'ultimo voto preso all'esame o dell'ennesima impresa di Paris Hilton. Ma fa lo stesso. Essi syriasanno sagacemente catturare l'attenzione e condirla con band che possono ancora essere considerate di nicchia, ma che da oggi possiedono delle potenzialità mai viste prima. Il passaparola o la scoperta del gruppo del momento in questo contesto risulta sicuramente determinante, la miglior promozione possibile. E per di più gratuita. Se ne è accorta anche Syria: ha aperto un blog e ora ascolta Organ e Perturbazione: la sua musica come per magia sembra aver acquistato un aurea di interesse in più: avanti, c'è posto per tutti. Tutto ciò è fantastico, ma…dietro l'iniziale entusiasmo si nascondono delle ombre? Non saprei rispondere. Persino Radio Capital, caposaldo degli over quaranta, non smette di trasmettere Sigur Ros, Death Cab For Cutie (poco distribuiti in Italia fino a tre anni fa ) ed ora Whitest Boy Alive. Da autoproduzione a Major, il passo sembra breve, brevissimo. Di questi mutamenti, se ne sono accorti (oltre a Syria) più o meno tutti, e quindi tutti cercano più o meno spontaneamente di entrare nel "gioco" del passaparola in rete. C'è però chi, come sempre, ha fiutato la cosa e forza troppo la mano volendo a tutti i costi partire dal basso, dai blog. Come a voler dire: "quello che siamo ce lo siamo meritati: dopo anni di gavetta, finalmente a spingerci è stato il passaparola in internet, tra appassionati". E qui viene il punto: quanto possiamo ancora credere che la band che sentiamo nominare di più sui blog (e mi ci metto in ballo pure io) sia lo sfogo entusiasta dell'appassionato bloggaro o, viceversa, un'operazione studiata, più o meno a tavolino, utilizzando la fitta e sempre più inestricabile rete di legami che unisce gruppi, giornalisti, critici e semplici, ma stravisitati, bloggers? Qual è la linea che divide il consiglio spassionato e in buona fede dal resto? Esistono sempre persone che credono in quello che fanno ed è giusto che lo facciano nei modi a loro più congeniali. E questa è sicuramente una via privilegiata e potenzialmente rivoluzionaria, che parte, ripeto, dal basso. Semplicemente mi sono posto un interrogativo su come la cosa evolverà in futuro e sulle mutazioni che anche il nostro piccolo mondo (del quale anche questa webzine fa parte) può subire in seguito ad un'overdose di inputs indirizzati a volte ad arte, altre un tanto al chilo.

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