Tim Hecker – 11/02/12 Chiesa di Santa Cristina (Parma)

Dura la vita per il Canvas Festival di Parma: da subito il Comune si dimostra restio a concedere le autorizzazioni all’uso delle varie location in cui le performance avrebbero dovuto tenersi, segno di una provincia italiana che, a livello istituzionale, sa essere grande solo negli scandali ma è del tutto incapace di valorizzare gli slanci provenienti da realtà che agiscono sul territorio. La cosa è tanto più grave se si pensa che i nomi in cartellone sono di livello internazionale (tra gli altri Fennesz, gli Earth, Ricardo Villalobos e Max Loderbauer). Si aggiunge poi la scossa di terremoto del 27 gennaio che costringe a un repentino cambio di sede il concerto di Ben Frost. Infine arriva il maltempo, che fa temere per l’annullamento della data di stasera.
Noi facciamo un atto di fede: temendo un viaggio di ritorno in condizioni proibitive prenotiamo il pernottamento a Parma e, speranzosi nello svolgimento del tim_hecker__parma_1concerto, scendiamo nel pomeriggio, trovando il capoluogo ducale sotto una fitta nevicata; l’artista è però già arrivato in città, rompendo l’accerchiamento del maltempo, e l’esibizione ci sarà. Era già stato annunciato che, a causa della permanente inagibilità dell’Auditorium del Carmine, Tim Hecker avrebbe suonato nella chiesa di Santa Cristina, sull’antica via Emilia, gentilmente messa a disposizione dal parroco. Trattandosi di un concerto in cui l’organo sarà protagonista, la scelta, pur forzata, di una chiesa barocca si rivelerà, in fin dei conti, ancor più felice della sede originariamente prevista: l’ambiente si adatta particolarmente alla proposta musicale di stasera, maestoso e al contempo raccolto, riccamente decorato ma senza eccessi che a volte caratterizzano l’arte del Seicento. L’organo è posto sopra il portale d’ingresso, il pubblico è quindi fatto accomodare sui banchi della chiesa orientati con le spalla all’altare. Noi entriamo poco prima dell’inizio e abbiamo modo di apprezzare fugacemente gli affreschi che decorano le volte e le pareti, prima che il musicista accede alla cantoria, sistemi il laptop e si posizioni alla tastiera, spalle al pubblico. Le luci vengono abbassate e restano solo due ceri sulla balaustra a incorniciare la figura del musicista, posta al centro di una croce ideale le cui braccia sono delimitate orizzontalmente dalle due finestre che illuminano le cappelle laterali e verticalmente dall’asse che va dalla porta alla vetrata della navata centrale, da cui filtra la flebile luce gialla proveniente dalla via prospiciente: si tim_hecker__parma_2può cominciare. La scaletta, se così si può chiamare, dato che la musica fluirà ininterrotta per tutto il concerto, si basa quasi interamente sul recente Ravedeath, 1972, ma mai come in occasioni come questa l’ascolto dal vivo rappresenta un’esperienza che le registrazioni non possono ricreare: il suono dell’organo, filtrato e mesmerizzato dal computer, ci viene rimandato dall’amplificazione e dal riverbero naturale del luogo, facendo sì che tutta la chiesa pulsi e faccia da cassa di risonanza; le onde sonore sembrano provenire da ogni direzione, diventando quasi tangibili. Abbiamo così modo di riscoprire la musica nella sua essenza, dato che a livello spettacolare il musicista non concede asolutamente nulla e dalla nostra posizione appare completametne fermo e concentrato sugli strumenti. A parte un piccolo problema tecnico all’inizio, con un improvviso calo del volume, il concerto prosegue senza intoppi, col suono che, in lente spire, si rarefà e si addensa, riuscendo a dare, nonostante i toni scuri e l’austerità del luogo, una sensazione d’estasi, di tempo sospeso. Invece i minuti passano e dopo poco meno di un’ora, con la lentezza che ha contraddistinto tutta la performance, il suono si abbassa fino a spegnersi, le luci si accendono, Tim Hecker estingue la fiammella dei due ceri con un soffio e tutto è finito. È dura riacquistare peso e tornare sulla terra, sebbene l’ambiente della chiesa prima, l’atmosfera ovattata della città poi, attutiscono il trauma. Chissà che chi di dovere si muova e ci dia la possibilità di avere altre serate come questa, capaci di fare incontrare alcuni artisti internazionali e la provincia più vitale, la musica contemporanea e i luoghi d’arte. Sarebbero queste, occasioni da non sprecare.

Foto di Elena Prati

Tagged under: , , , , , , ,

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Blast from the past!

Rock And The City - L'Anno Che Venne E Se…

Siamo tutti qui - non è il Braccobaldo Show, ma poco ci manca - alle prese col consueto rito, sempre…

03 Jan 2007 Articles

Read more

NOfest! 2012 - 23/06/12 Spazio 211 (Torino) Seconda parte

Il sabato è come sempre il giorno principale del NOfest! e quello che richiama il maggior numero di persone: anche…

03 Jul 2012 Live

Read more

Murmur Mori: fiabe e leggende di cui abbiamo bisogno

Difficile rendere con una recensione o il report di un concerto cosa sia Murmur Mori. È difficile capirlo anche se…

20 Nov 2017 Interviews

Read more

True Widow – S/T (End Sounds, 2009)

Con un po' di ritardo recuperiamo questo disco d'esordio dei True Widow, la nuova band capitanata da Dan Phillips, ex…

22 Jun 2010 Reviews

Read more

Hue - Un'Estate Senza Pioggia (Trazeroeuno, 2006)

Mentre vi preannuncio che a breve un’intervista ad Hue sarà on-line su questo stesso sito, ecco qui un suo lavoro…

18 Jan 2007 Reviews

Read more

Joan Jordi Oliver - Enlaire (LP Total Silence, 2022)

Devo essere onesto, non so molto di Joan Jordi Oliver. So che risiede a Zurigo, dove organizza in diversi spazi…

15 May 2022 Reviews

Read more

Dmonstrations - Night Trrors. Shock! (GSL, 2006)

Eccoci di nuovo a trattare l'ennesima, entusiasmante, filiazione del sound degli Arab On Radar, e della Skin Graft tutta, con…

06 Dec 2006 Reviews

Read more

Sodapop Fizz - Anno 3 Puntata 30 (21/05/15)

Puntata numero trenta della terza stagione di The Sodapop Fizz, ospite di Emiliano Giulio Aldinucci con le ultime novità sulla musica…

25 May 2015 Podcasts

Read more

Koji Asano – August Is Fall (Solstice, 2013)

Autoprodursi i dischi nel 2013 è ormai quasi consuetudine per molti, ma nel 1995, quando Koji Asano pubblica il suo…

10 Jul 2013 Reviews

Read more

Very Short Shorts – Minimal Boom! (Riff, 2011)

Secondo lavoro per Very Short Shorts (del primo disco parlammo qui), questo Minimal Boom! appare fin dal primo ascolto molto…

28 Oct 2011 Reviews

Read more

Davide Merlino Percussion Duo – The White Elephant (Floating Forest,…

È musica di resistenza quella proposta dalla Floating Forest di Verbania - più un collettivo di musicisti che una semplice…

26 Feb 2016 Reviews

Read more

All My Sins – Pra Sila–Vukov Totem (Saturnal, 2018)

Se il black metal slavo gode da qualche anno di ottima salute sull’asse Polonia-Russia, cominciano ora ad emergere realtà interessanti…

11 Jan 2019 Reviews

Read more

The Death Of Anna Karina - Lacrima/Pantera (Unhip, 2011)

Ricordo che quando mi dissero che The Death Of Anna Karina avevano svoltato in favore del cantato in italiano, subito…

20 Feb 2011 Reviews

Read more

Massimo Falascone - Works 05-007-2008 (Setola Di Maiale, 2008)

Questo cd di Massimo Falascone mi è arrivato proprio insieme ad un vagonata di materiali della Creative Sources, ed è…

14 Oct 2008 Reviews

Read more

Pest Sound - 76 Kilos Laughing (Stuntkite, 2006)

Mi scoccia ripetermi (bugiardo) eppure è strano come a volte un disco formalmente perfetto non arrivi dove dovrebbe. Pest Sound…

28 Mar 2007 Reviews

Read more

Hesus Attor - Sonic Gastronomy Volume 1 (Moonlee, 2008)

Quartetto di squilibrati croato che, giustamente, la attivissima Moonlee non tarda a far entrare nel proprio pollaio. Le coordinate sono…

22 Nov 2008 Reviews

Read more
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
Back to top