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The White Mega Giant – Antimacchina (Shyrec/Up To You, 2011)

Quando siamo arrivati ad un punto di rigetto verso qualsiasi nuova band giovane, magari italiana, che ripropone in pieno 2012 il post rock strumentale, ecco la sorpresa. Se esistesse in qualche modo un brevetto per la formula, i Mogwai camperebbero per tre generazioni. Anche se sicuramente qualcuno prima di loro accamperebbe qualche diritto. La doverosa premessa viene ancora di più rafforzata dalla eccezione che conferma la regola. Questa eccezione è rappresentata dai padovani The White Mega Giant, che (già dal nome…) annichiliscono l’ascoltatore con una produzione eccellente e crescendi stratificati che sembrano non finire mai (“la band dai crescendo infiniti” o qualcosa di simile, ci disse un comune amico). Ero un po’ diffidente, vista la quantità di gente che suona/va questo genere tra Padova, Modena e Brescia: il triangolo della Padania post rock. Attenzione non parliamo di quei crescendo da eiaculazione precoce a cui ci hanno abituati in troppi, anche per esigenze di cambio palco: qui, dal minutaggio, si può parlare del Ron Jeremy del post rock. In un colpo solo, senza inventare nulla, ma proprio nulla di nulla, mi sono ricordato di quanto fossero evocative e potenti, lustri fa, certe sonorità, forse anche perchè suonavano decisamente fresche. Il giovane trio non prende in giro nessuno, non mescola le carte: la press sheet è scarnissima e in rete credo manco abbiano la pagina bandcamp. Si autodefiniscono “trio post rock strumentale da Padova” e fanno le cose che devono fare in modo egregio, portando il suono, anche per la cura estrema – dicevo prima – della fase di registrazione e mixaggio, ad una potenza emotiva/evocativa che non sentivo da parecchio. Nel brano Polaris puoi addirittura apprezzare le doti del tuo stereo dalle stratificazioni/ torture infinite a cui è sottoposto. Gli undici minuti di Katrina mandano a spasso tanti colleghi blasonati e con Cygni padroneggiano epicità, rarefazione ed atmosfera in modo davvero sapientemente ben amalgamato. Un loop di suoni che mi ha dato una bella svegliata.

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