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Serio Rock Festival – 11/07/09 (Cologno al Serio – BG)

Arrivare sul luogo del festival, un campo pietroso dove dubito sia mai stato coltivato alcunché, è un po' come la caccia al tesoro: ti inoltri nelle stradine della campagna bergamasca, segui le istruzioni diligentemente diffuse dall'organizzazione, cerchi i cartelli che ti diano la direzione e quando arrivi, accolto da un agghiacciante allestimento natalizio con alberelli decorati, pacchi regalo e amenità del genere, ti chiedi chi te l'abbia fatto fare. Il cartellone, probabilmente: Agathocles, Gerda, Vulturum, Kelvin e un sacco di altri. La mia proverbiale puntualità mi porta ad essere in loco esattamente alle nove, orario in cui dovrebbero iniziare i concerti della serata; a quell'ora sale invece sul palco il penultimo gruppo del pomeriggio (erano tre in programma, fate un po' i vostri conti): si prospetta una seratina tipo Dal Tramonto All'Alba e la presenza di alcuni alcool-zombie, fra cui un membro della crew degli Agathocles coronato di frasche e particolarmente traballante, sembra avvalorare questa tesi.
Passati i gruppi dell'aperitivo, a cui non ho prestato, lo ammetto, troppa attenzione, impegnato a salutare i presenti e a rovistare nelle bancarelle di dischi, iniziano quelli della serata: sono le ventitré e sta ai Vulturum aprire le danze, introdotti da un curioso personaggio, tale Beppe Orizzonti, sorta di incrocio fra Sbirulino e Paul Stanley dei Kiss, che legge una presentazione (lo farà poi per tutti i gruppi a seguire) tratta probabilmente dalla sceneggiatura di una commediaccia italiana degli anni d'oro. i Gerda al lavoro...Tornando al gruppo, va notato come il doom cavernoso, prodotto dal connubio fra doppia batteria e chitarra, metta impietosamente in evidenza la pochezza dell'impianto, che agonizza immediatamente e dà la netta sensazione di non poter sostenere il carico di distorsione a venire. Per ora, comunque, ce la fa, anche se la voce più che sentirsi si intuisce e un paio di ulteriori problemi tecnici interrompono la performance, già sabotata da un molestissimo bresciano, che tenta di fare concorrenza al belga di cui dicevo sopra, ma almeno dà un senso all'insulso arredamento natalizio, scagliando i pacchi dono prima in testa ai presenti, poi verso il palco; di lì a poco crollerà in prossimità del banchetto del limoncello, non un luogo a caso. Poi tocca agli Alfreddo, ma, ahimè, me li perdo quasi tutti, essendo impegnato in importanti attività fisiologiche: bere e mangiare. Riguardo al primo punto, la birra che gira in abbondanza comincia ben presto a nausearmi, mentre trovo soddisfazione in una grappa artigianale che si dice essere prodotta dal batterista dei The Infarto, Scheisse!, ma che in realtà è distillata dal demonio in persona: praticamente inodore, ha, una volta ingerita, un effetto "palla di fuoco a 18.000 gradi". Relativamente al secondo punto e per attutire gli effetti della bevanda, mi rivolgo ai crescioni di patate, cipolle e verdure varie, cucinati sul posto dai ragazzi di Vascello vegano di Forlì. Davvero ottimi, peccato che l'effetto combinato del superalcolico con la tipica pietanza romagnola sia un compatto mattone, che prende forma all'interno dello stomaco, smaltibile solo tramite digestivo a base di napalm o, nei casi più gravi, parto cesareo al culo. È tuttavia un problema che affronterò più tardi; ora, rinvigorito dal pasto e dagli alcolici, sono in attesa degli alessandrini Bhopal (che nel nome richiamano i Contrazione di Capitalismo, Sangue, Silenzio e ciò è bene). Il loro hardcore, metallizzato il giusto e che non abusa mai delle alte velocità, pur non essendo in linea con le ultime tendenze è suonato con una convinzione che me li fa apprezzare, nonostante un cantante che pare una versione punk di Lucio Dalla, bilanciato comunque dal chitarrista metallaro, in comproprietà coi Mortuary Drape. I cinque, per sopperire alle carenze dell'impianto ed incuterci ancora più timore, oltre il look in completo nero e i testi apocalittici, suonano con le spie rivolte minacciosamente verso il pubblico. "La musica dei Black bloc", commenta qualcuno al mio fianco: definizione perfetta per quello che è il gruppo più sorprendente della giornata (nottata?). Mi prendo un'altra pausa (ahimè, è l'età), durante il concerto e i pur bravi Kazamate, per dedicarmi al gioco dell'estate, partorito dalla fervida mente di Code dei Lady Tornado. Una lattina vuota, posta su un piedistallo di fortuna, viene bersagliata da sassi, scagliati da una certa distanza. Il bravo cecchino che l'abbatte deve prontamente correre a rimetterla in piedi, a sua volta preso di mira dagli altri partecipanti. Il senso di un gioco del genere? Dimostrarsi veri uomini, dotati di ottima mira, sprezzanti del rischio e del dolore fisico: cinghiamattanza ci fa una sega. Rinsavisco giusto in tempo per vedermi gli Agathocles, che già a Cremona un paio di anni fa non mi avevano granché impressionato. Ahimè, riconfermo il giudizio: nonostante i frequenti cambi di formazione e l'innesto di sangue giovane (resiste solo il leader e mente del gruppo Jan Frederickx), i belgi appaiono spompati e il loro grindcore di maniera mostra ormai la corda. Passiamo oltre, ormai è tardi e la recensione si sta allungando oltremisura. I Suinage ce li perdiamo tutti, perché spariscono con la cassa (del loro rimborso) prima di salire sul palco; forse si era fatto tropo tardi, o forse sono stati rapiti dagli extraterrestri; la notizia non getta nessuno nella disperazione. Tocca allora ai nostrani Gerda, che un giorno sarei felice di vedere supportati da un impianto come si deve. Non che l'efficacia del loro concerto ne risenta più di tanto (questi Kelvinspaccherebbero il culo anche suonando unplugged) e una volta superato lo scoglio di un microfono della voce completamente muto, ci propongono il consueto, breve set di hardcore brutale e disarticolato che sconfina ora nel noise, ora in partiture quasi industrial. Sotto il palco, oltre a un interessato Jan AG, tiene banco una tipa dalle dimensioni, grossomodo, di un metro cubo, che, completamente ciucca, sboccia senza pietà i presenti. Un concerto dei Gerda è già un'esperienza di violenza in sé, senza che certi additivi facciano rischiare fratture multiple: si conta qualche ferito, ma sopravviviamo tutti. Si è verso la fine; quando i due Kelvin salgono sul palco, ormai albeggia. Eppure di gente ce n'è ancora e pure io, nonostante l'età, me li godo; sarà che fanno l'effetto di quel caffè ho desiderato tutta notte ma che gli organizzatori del festival non sono riusciti ad offrirmi. La musica suonata finisce qui, ma è ora il momento di Beppe Orizzonti, l'inquietante presentatore che, riciclatosi DJ, diletterà gli astanti con perle discotrash degli ultimi venticinque anni, col panciuto Jan Agathocles a guidare le danze. Per me è invece il momento di stendermi su una sdraio e cercare in improbabile riposo. Ma non c'è scampo: al mio risveglio, verso le nove, il DJ sta ancora suonando!

(foto di Marcella Spaggiari)

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