Nytt Land – 14/09/2019 VII Midgard Viking Folk Fest (Viadana – MN)

Sono insolite connessioni culturali quelle che portano, in questa notte di luna piena e rossa, i siberiani Nytt Land (quattro album all’attivo, due dei quali su Cold Spring, e uno d’imminente uscita) ad esibirsi a un festival vichingo sulle rive del Po: situazione per certi versi paradossale ma occasione da cogliere al volo. I russi, che operano un’originale ma non così peregrina sintesi fra suoni sciamanici e testi ispirati ai poemi norreni (in fondo chi è più sciamano di Odino?), si presentano per il dark Shamanic Tour in duo, Natalya Pahalenko alla voce e percussioni e il polistrumentista Anatoly Pahalenko, le due anime del progetto. Lo spazio del festival pullula di banchetti dei più disparati oggetti, corni traboccanti birra, asce e spade in bella nytt land live 2mostra e tavolate di gente in festa. Sfortunatamente l’area concerti è situata proprio nella zona ristorazione, a ridosso di tavoli e cucina, posizione azzeccata per le ballate festaiole della band di apertura (talvolta pericolosamente prossima ai Modena City Ramblers, senza Bella Ciao ma coi vestiti da Attila Flagello di Dio) ma molto meno per quella che è la proposta dei russi, che richiederebbe ben altra atmosfera. Temo tuttavia che non molto sarebbe cambiato visto che una parte del pubblico interessato – lo immagino tale essendosi guadagnato le prime file della platea – pensa bene di trascorrere l’intero concerto conversando rumorosamente o ululando senza motivo durante i momenti più coinvolgenti; certo, non è problema tanto dei sedicenti vichinghi quanto del pubblico medio italico, situazione già vista mille volte ed ormai evidentemente irreversibile, ma in questo contesto non sarebbe stato meglio andare a giocare ad infilzarsi con le spade di Conan il Barbaro, lasciando campo libero a chi l’esibizione voleva godersela? Le canzoni dei Nytt Land, giova ricordarlo, si basano in buona parte sugli antichi racconti sacrali dell’Edda, non su stronzate da serie TV, e, sia che ci si creda sia che non lo si faccia, richiederebbero rispetto, anche al netto del non comprendere il russo, barriera linguistica tra l’altro in parte abbattuta dalla convincente esibizione della band. Perché la fortuna è che, di tutto questo, i due musicisti sembrano non accorgersi. Stretti fra due stendardi con simboli sciamanici, lei in piedi e lui seduto attorniato dagli strumenti, avvolti nei vestiti e trucchi di scena, si calano in uno stato di trance che non li abbandonerà per tutta l’esibizione: una bolla in cui, con un po’ di concentrazione, è possibile entrare per cogliere nytt land live 1l’essenza e il messaggio della musica. Opnun ci introduce in una terra al confine del mondo non solo in senso geografico, dove a farla da padrone sono le percussioni e la combinazione fra la ruvida e ferina vocalità maschile, alternativamente usata come bordone o come strumento ritmico e le melodie femminili, così lontane dai nostri standard da suggerire non solo qualcosa di ancestrale ma anche di trascendente. Come si diceva, il fatto di non comprendere la lingua è secondario rispetto a un suono che va a risvegliare sensazioni sopite nel profondo di ciascuno. Ad accompagnare le voci e i battiti sono solo pochi strumenti: una tagelharpa, un flauto, uno scacciapensieri e qualche base preregistrata; tutti i brani subiscono un processo di sottrazione rispetto alle incisioni, ma pur perdendo in potenza del suono guadagnano forza evocativa nelle scheletriche versioni che ci vengono proposte: Ragnarok e Bu Er Betra diventano, ad esempio, degli intensi dub tribali, Fenris Kinderuna continua minaccia all’anima di chi ascolta. Nel trasporto indotto dal live si perdono anche le similitudini che, dall’ascolto dei dischi, potevano emergere con certe atmosfere dei Phurpa e col folk dei Wardruna: i Nytt Land mettono in mostra stasera una personalità ben definita ed originale, capace di distinguerli da ogni altro progetto apparentemente simile. La scaletta pesca un po’ da tutti i lavori del gruppo e nell’ora di esibizione più volte si toccano vertici di intensità altissima, ma è al momento del bis, con la sola Natalya a cantare a cappella un’antica canzone russa, che si raggiunge l’apice: su queste note struggenti la musica ci parla superando definitivamente ogni differenza e tutto intorno si fa finalmente silenzio, segno che non è mai troppo tardi per cogliere almeno un frammento dell’arte di questi sciamani che ci mettono in comunicazione con altri mondi.

Foto di Alos

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