Magik With Tears e Lisca Records: nuove etichette per nuovi rumori

Giovani label… e vecchie conoscenze. Non che si tratti di un fenomeno solo italiano, ma resta che a volte scava scava quello che si trova in certi gruppi o in certe etichette è quel tizio che suonava in quel gruppo o in quell’altro. Tutto sommato nulla di strano, in fin dei conti se Steve Aoki e i Bloody Beatroots possono vantare un passato da giro hardcore, è altrettanto vero che Philippe Petit faceva uscire dischi noise di tutto rispetto o che KK Null era – ed è uno dei redivivi – Zenigeva. Cercando di dimenticare questo preambolo che sa di polvere, vecchie glorie, attaccamento al circuito, passione e “ragazzini imperituri”, partirei dalla Magik With Tears dietro alla quale si nasconde un personaggio per nulla secondario come Simon Balestrazzi.
magik_with_tears______a_sphere_ofQuest’ultimo fra le altre cose è attivo in ambiti sperimentali ed industriali dall’inizio degli anni ottanta e può vantare di essere uno dei membri di quei T.A.C. (Tomografia Assiale Computerizzata) che facevano musica industriale da prima di vostra sorella e che stanno per arrivare al trentennale, fra le altre cose è fra i fondatori di un altro progetto piuttosto celebre come Kirlian Camera e di una riga di CD in proprio. Assecondando il mio disordine mentale, partiamo da uno dei titoli della sua etichetta che mi ha colpito di più, parlo degli A Sphere Of Simple Green di Untitled Soundscapes in cui oltre a Balestrazzi (laptop e aggeggi vari) troviamo Silvia Corda al piano preparato e Adriano Orrù al contrabbasso. Tre tracce di musica contemporanea avanzata e sventagliata di suoni fra l’industriale e la musica concreta. L’effetto non è certo dei più lievi, ma non si tratta comune di pesantezza da giro gotico, ma di materiali da auditorium costruito da Renzo Piano. Vari silenzi con tutti i crismi per essere chiamata musica colta, un piccolo capolavoro. Nel caso di Uncodified con Involucri, si tratta di Corrado Altieri che oltre a quel TH26 delisca________vipcancrol disco con Maurizio Bianchi fa parte dei Monotonik, che abbiamo recensito di recente e che rappresentano una delle realtà elettroniche più interessanti fra quelle attive al momento in Italia. A differenza del progetto “madre”, il lavoro in solo come Uncodified suona fra la ambient cupa e la musica post-industriale, non tanto come genere ma come tipo di colori. Anche in questo caso si tratta di tre tracce in cui dei drones monocordi vengono sviluppati e decorati di campioni di frequenze acute o di fruscii morbidi che ben si sposano con i colori bui della copertina. A differenza del primo disco di cui abbiamo parlato, in questo caso la struttura delle tracce tende a ripetersi di modo da far suonare il tutto molto omogeneo, ma non si tratta di una cosa necessariamente negativa, anzi. Sia nel caso di questo disco che del prossimo di cui parleremo, se amate i materiali di etichette come Afe, Silentes e affini provate e andrete sul sicuro. Per ultima lasciamo la prima uscita dell’etichetta ovvero un disco in solo di Balestrazzi ed intitolato A Rainbow In My Mirror. Se avete già confidenza con altri materiali di quest’uomo direi che in un certo senso non sia distante dall’estetica di certe lisca_____andrea_borghisue cose con Dream Weapon Ritual e da altri suoi materiali di estrazione più contemporanea. Si tratta di un’unica traccia con un fortissimo sapore freak e che si trova in sospeso fra sonorizzazioni, roba anni Settanta, post-industriale e musica cupa. Se, nonostante l’eterogeneità di motissimi suoi materiali, c’è un trait d’union che può essere riscontrato in quasi tutta musica di Balestrazzi, è la forte suggestione di quello che registra… notevole.
Altra etichetta relativamente nuova, con una vecchia gloria in catalogo è la Lisca Records, che infatti fra le altre cose annovera un CDr firmato da Toby Dammit che qualcuno di voi forse avrà visto con gli Splinter Vs Stalin, ma che i più vetusti ricordano tirare bordate noise industriali già da un po’ di tempo. Il disco che in copertina riporta gli occhi di Diabolik non si discosta da quello che ci si aspetta di trovare e cioè un lavoro power noise marcio con tanto di cantato ossessivo e di malattia ben diluita in ogni traccia. Dammit non è un ragazzino e sa benissimo come fare in modo che tutto risulti come deva, nonostante ciò non si tratta di un disco di mestiere ma pieno di quell’ispirazione che ha devastato tutto il primo circuito di questa roba, quello che molti conoscono semplicemente come noise. L’etichetta si muove su coordinate apertamente rumorose e nonostante ciò non si tratta di una label industriale, infatti si tratta bene o male di noise con un estrazione più colta o comunque più elettronica, la cosa che sorprende è che bene o male si tratti mediamente di roba fatta ad un ottimo livello. In merito a quanto appena scritto Moltiplicazioni di Andrea Borghi segue il palinsesto della lisca_________harshcorelabel, infatti con basso elettrico effetti pedali e laptop, Borghi assembla un bel disco che in un certo modo ricorda un po’ alcune cose di Kevin Drumm, forse meno melodiche (per quanto possa essere melodico il signor Drumm), ma con una concezione del pezzo e del suono non troppo distante. Borghi ha l’indubbio buon senso di non perdersi nel puro onansimo, ma di assemblare delle tracce che nonostante le tonalità monocordi e le continue saturazioni fanno capire come riesca a ragionare su di una traccia in cui comunque accade qualcosa. Giusto per mettere a fuoco l’idea di una label con un percorso preciso ma non “monotono”, menzionerei anche il disco degli Harshcore recensito su questa stessa webzine. Per quanto si tratti di suoni meno cupi e forse più volutamente lo-fi, con l’ultimo lavoro che bene o male finalmente inizia ad essere prodotto come merita, i due biellesi fotografano un circo dei freak soft-noise stile americano in salsa Skin Graft dalla quale prendono in prestito pure una comparsata di Zeek Sheek (d’altro canto l’inveterato amore di Sigurtà per l’etichetta americana non è mai stato nascosto). Dulcis in fundo ho lasciato i Vipcancro di Tropico di cui mi ero perso l’esibizione al Tago Fest di due anni fa. Una bella sorpresa, tanto di più trattandosi di un gruppo che ha già più uscite e di cui bene o male non sapevo nulla. Droni dark ambientali, noise che rimangono molto sulla strada di uscite come quella di Borghi, più che altro, trattandosi di un gruppo, in un certo senso le composizioni sono meno pianificate e per forza di cose frutto di un lavoro di equipe.

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