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Keiki – Popcorn From The Grave (Cheap Satanism, 2012)

Sedicente duo satanico con sede a Bruxelles, formato da un mezzo italiano alla chitarra e una mezza inglese alla voce. Al terzo album – il primo nel 2007, il secondo tre anni fa, uscito, come l’ultimo, per Cheap Satanism -, i Keiki si propongono sempre scanzonati e giocherellanti tra un rock scuro e greve che, a primo impatto – Hiroshima Nagasaki, Pies And Popcorn -, mi fa commuovere ripensando ai Cut di Ferruccio Quercetti quando, all’inizio della loro carriera mai abbastanza esaltata, si avvalevano di una cantante. Chi ascolta con me cita gli Uzeda ed, effettivamente, almeno per quel che riguarda le atmosfere e la voce, ci sono similitudini chiare – The Killing Cure -. E anche qui la voce di Dominique Van Cappellen-Waldock (nome altisonante da contessa o pretenziosa pornostar…) si lamenta, sussurra, trascina le parole dei testi – Brussels, Moscow – in una continua espressione di disagio – Deformed Bodies -, mentre l’unica chitarra, accompagnata da contorni elettronici, varie ed eventuali (theremin e campionamenti vari) intesse sonorità che trascinano i pezzi in zone sempre più buie e, scusate se lo dico, so che per molti è una parolaccia, quasi neo dark – Headless Girl, Stab You -. Così come keiki è il termine con cui si definisce una pianta nuova – tra l’altro di orchidea, mica niente…- nata da una precedente, anche i belgi di cui sopra rappresentano qualcosa di nuovo – almeno per la scena belga che li ha consacrati tra le migliori band del reame – pur, contemporaneamente, non essendolo e riferendosi parecchio a ‘piante’ già ‘grandi’ e suonano un disco che, secondo me, anche se non è un lavoro sconvolgente (e va bene definirsi sperimentali, ma le ‘sperimentalità’ proposte sono ormai parte di una certa ‘normalità’), vale la pena di essere ascoltato.

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