Francesco Giudici – Strutture sociali di suoni semplici e complessi

Chiasso, Canton Ticino, profondo sud elvetico. La mia conoscenza con Francesco Giudici risale ormai a più di 25 anni fa. Era infatti il 1995 quando, in compagnia dei Protoval, iniziò una gavetta a base del Punk Hardcore che allora andava per la maggiore.

20 anni dopo lo ritroviamo come membro dei Black Fluo, ad esprimere un segnale musicale elegante, profondo e trasversale, che delineerà il suo viaggio sonoro. Billion Sands, il loro esordio targato Pulver & Asche Records, univa umbratile psichedelia, post-punk e poesia, Svizzera e Scozia in un impasto coeso e coinvolgente. Antonio Ciarletta lo definì su Blow Up come “…il suono di una notte che si cerca di mantenere viva quanto più possibile al fine di curare le ferite del cuore.”.

Da quel momento, il gruppo si espresse, con qualche aggiustamento di membri, in altre due produzioni: Like Lovers in the Dark nel 2017, aperto da una poesia di Andrea Spinelli, dava più aria e luce all’esordio facendosi evanescente ma non meno evocativo.

Last but not least We are all going home, del 2019. Quest’ultimo lavoro nacque colonna sonora di una installazione di Aline d’Auria (videomaker, regista e compagna di Francesco) commissionata da Chiasso_culture in movimento, l’ufficio cittadino promuovente integrazione culturale. Essendo Chiasso città di confine, concetti come nazionalità ed appartenenza sembrano dilatarsi automaticamente, inasprendosi od evaporando a differenza dei casi. Opera è divisa in tre parti: la prima è un ciclo a due video, con il commento sonoro dei Black Fluo, a mostrare persone e paesaggi in costante movimento tra due punti di partenza in quella che risulta essere a tutti gli effetti una terra di nessuno. La seconda raccoglie ninne nanne dell’est europeo riprodotte in una camera da letto puntellata da luci blu, mentre la terza rappresenta una città ed i suoi abitanti assorbiti nei loro pensieri, mostrando le contraddizioni fra i loro viaggi interiori in opposizione ad una partenza fisica che, per una ragione o per l’altra, non riesce ad esprimersi. Si lavora sulla percezione dei visitatori, su quanto vedano e su quanto vogliano vedere. Stiamo ancora parlando di immigrazione? Oppure stiamo parlando della percezione che abbiamo dell’immigrazione? Il suono, null’altro che chitarre e synth gestite da Francesco insieme al basso di Mario Pegoraro è insieme triste e serafico, richiama le sirene più volte nelle 5 tracce non titolate. Sembra quasi dipingere una linea sull’orizzonte, a segnare qualcosa che però non ha nessuna intenzione di farsi corpo e si rimargina autonomamente.

Pulver und Asche (produttrice dei tre lavori dei Black Fluo, usciti il primo su CD inserito in un libro grafico, il secondo su LP ed il terzo soltanto in digitale) è etichetta discografica che ruota intorno ad elementi con più di un punto in comune con Francesco. La gestiscono infatti Alfio Mazzei, Alan Alpenfelt e Zeno Gabaglio: i primi due sono stati parte di Black Fluo durante lunghe fasi del progetto, il secondo ha fondato Radio Gwendalyn e Human Kind (label con diverse produzioni molto interessanti all’attivo, tra cui un disco della poetessa Hannah Silva, collaborazioni sonore e poetiche tra Zeno Gabaglio e la scrittrice Giuliana Altamura, ed il prossimo album di Genevieve Murphy in collborazione con Andy Moor e Lionel Friedli) ed il terzo, oltre che apprezzato violoncellista e giornalista suona con Niton, terzetto condiviso con Xelius/Luca Martegani ed El Toxique/Enrico Mangione ( Cemento il loro terzo album, uscito quest’anno in coproduzione con Shameless Records).

Francesco è di formazione e per lavoro sociologo ma, oltre che con la musica, spende anche parte del suo tempo in Spazio Lampo, co-working di Chiasso condiviso insieme a diverse attrici ed attori nel campo della grafica, della musica e della cultura. Una piccola Factory, dove negli anni nascono e vengono elaborati progetti che segnano lo stato dell’arte della loro area di riferimento. Francesco è cofondatore e curatore musicale dell’Associazione Culturale Grande Velocità, che da Spazio Lampo si propaga: inaugurato nel 2015 grazie ad un live set di Paolo Spaccamonti (che ritornerà anche accompagnato da Jochen Arbeit), riesce a mantenere un calendario di eventi peculiare, che vede negli anni passare dalle loro mura le più disparate teste. Da serate medievali con cuoche e liuti (Luisa Jane Rusconi e Paolo Lova) alle due sessioni di Interceptions nel 2016 e nel 2017, con interventi dal vivo di Mute Forest, Western Skies Motel, Matt Elliott (appena ritornato ad esibirsi a Chiasso) e Sacromonte ai solisti più disparati (Michael Libera, Simon Grab, su cui torneremo più avanti) a focus su installazioni artistiche tra le più disparate tra le quali è d’obbligo almeno citare l’apertura del Consolato Generale dei regni di Elgaland-Vargaland ad opera di CM von Hausswolff e Leif Elggren ed a cura di Aline d’Auria e Fröhlicher & Bietenhader a cura di Carolina Sanchez o la recente collaborazione con Chiasso Letteraria che ha portato ad esibirsi Alessandra Novaga in un dialogo artistico con Barbara Prenka, a cura di Giulia Guanella e Francesco Giudici. Negli ultimi mesi queste propaggini culturali si sono spostate anche in un altro loco, l’ex Bar Mascetti, a non più di 50 metri in linea d’aria dall’Italia, dove un vecchio bancone ed un’aria d’altri tempi vengono riutilizzate per delle sessioni artistiche che rendono gli incroci fra le discipline e gli artisti ancor più affascinanti. Una delle collettive di video arte più recente ha avuto come finale un concerto dal vivo di Black Sagaan e già si sta lavorando per un autunno fertile e fruttuoso.

Questa fertilità e questo scambio ampliano ovviamente gli orizzonti di Francesco, che inizia ad accumulare idee lavorando sulla propria personalità, insieme duttile ma ben delineata. Da questa concretizzazione, dall’organizzazione della discesa di Hans Joachim Roedelius (che presentò The Roedelius Cells allo Spazio Lampo, prima esperienza per Francesco, a tutti gli effetti, post-Black Fluo) e dall’incontro con uno di questi musicisti nasce il disco a quattro mani con Simon Grab, [NO] Surrender, recentemente recensito su queste stesse pagine.

Questa nuova fase come musicista solista, il disco sopracitato, il giro in accompagnamento ad Aline ed al suo We are all going home che ha effettuato questa primavera, ci dà di Francesco e del suo suono un’immagine più pulita e più delineata, quasi di un solitario tunnel sonoro, tanto ordinato quanto affascinante, pronto a recuperare il tempo accumulato in questi ultimi anni in maniera catartica. Su altri piani è poi la fresca collaborazione di Francesco insieme a Daniel Drabek, giovane grafico e musicista impro ticinese che sta iniziando a lasciare figli deformi del suo suono in giro per l’Europa (come me&u2 e djpesce). Per ora come base di partenza abbiamo una mezz’ora scarsa di improvvisazione che vale come biglietto da visita e da monito. Qui gli stridori sono parecchio più forti, Daniel agisce martoriando la materia pop come potrebbe farlo un Micropupazzo od un Leyland Kirby sotto V/VM, Francesco fagocita il tutto dando una linea e concorrendo a creare un mondo subacqueo di esplosioni colorate e rigurigiti di turbine pop. L’unica incisione in via di definizione è per ora una sessione di improvvisazione Noise registrata all’ex Bar Mascetti ma per l’autunno ho approfittato della loro vicinanza per stringerli sopra di un palco con una formazione aperta e variabile, il percorso è quindi in divenire su più strati. Intanto potremo ascoltare Francesco Giudici nella sua nuova forma da solista al Verzasca Foto Festival il 4 settembre ed a Zurigo il 24 settembre per la rassegna Strom am Mittag. Allo Spazio Lampo invece arriverà la musicista Magda Drodz a dicembre e Julian Sartorius (già componente dei Baumschule, recentemente recensiti su queste pagine) a marzo 2023.

 

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