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Tag Archives: depeche mode

Andrea Senatore – Vulkan (Minus Habens, 2014)

Avevamo lasciato il talentuoso compositore oltre un anno fa all’interno della preziosa collaborazione con Giovanni Sollima (sempre su Minus Habens). Fa molto piacere ritrovarlo dopo così poco tempo sempre immerso nel suo personalissimo universo caratterizzato da sinth ipnagogici e dimensioni sintetiche, ma pur sempre siderali. Premettendo quanto sia difficile un approccio globale ad una creatività tanto sfaccettata l’esperienza ci insegna di avvicinarci all’album canzone per canzone. …

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Psyche – The Influence (Final Muzik, 2012)

Nella categoria recensioni minori o per “adepti del Goth” (esiste un gruppo nato dalle mie parti su fb con questo nome ed ho pensato di citarlo) ripeschiamo questa uscita a nome Psyche. Il disco in realtà risale al 1989 e se la recensione la trovate solo ora non dipende dal mio solito colpevole ritardo. O non solo, stavolta. Gli Psyche – band canadese della provincia di Alberta originariamente costituita dai fratelli Huss, Durrin e Stephen – si sono formati nel lontano 1982 e, pur rimanendo sottotraccia per anni, esistono ancora ed hanno trovato una loro nuova patria in Germania (recente è il tour coi teutonici veterani del post punk wave/suicide commando No More, provenienti dalla ventosa Kiel). Tutto questo dopo svariati rimaneggiamenti della formazione.

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Bobby Soul & Blind Bonobos – Live At Meg Mell (Riserva Sonora, 2013)

Ancora lui. Sempre lui. Maledettamente gigione, maledettamente educato, simpatico e dotato. Bobby Soul in una perpetua trasformazione di umori, non si sposta di una virgola dal groove che lo ha sempre contraddistinto. Verrebbe da definirlo il “Mario Biondi dei ricchi” se non fosse per le infinite incarnazioni di cui siamo stati testimoni durante questi anni. Questo live in Alessandria, estemporaneo ed acustico, lo vede interpretare alcuni classiconi che spaziano tra Tom Waits, Depeche Mode e lo stesso Marvin Gaye con una disinvoltura impressionante. …

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Starcontrol – The Ages Of Dreams (Autoprodotto, 2012)

Secondo EP per il trio della provincia nord milanese, cinque tracce che appoggiano su suoni che pescano direttamente negli anni ’80: batteria dai suoni elettropop – Persian Carpet, Forever Unknown -, chitarra che mai diventa acida anche se effettatissima e sembra quasi che si rifaccia a qualche bella idea di John Squire (ai tempi di I Wanna Be Adored) o ai pezzi più scuri dei My Bloody ValentineQuestion Mark – per non parlare dei New Order. A un anno dall’uscita del loro primo album, gli Starcontrol si domandano se è lecito ridurre il sogno a una sola età e si/ci rispondono con canzoni che, rispetto alla vena decisamente pù dark sentita nei pezzi di precedente produzione, in pochi attimi prendono il volo sfiorando quasi la psichedelia.

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