Ripples Recordings

So che myspace per molti di voi è out e che su facebook è più facile cercare donne e uomini, ma non avendo nulla da perdere (o da prendere), quelle rare volte che ci faccio un giro mi capita di fare alcune scoperte interessanti. E' stato in questo modo che avuto i primi contatti con la Ripples fino a farmi mandare i primi cd e quei piccoli assaggi che avevo avuto modo di rubare in rete si sono dimostrati preludi di bocconi molto gustosi. L'etichetta a quanto sento e vedo si muove in un contesto sperimentale/elettronico avanzato e pur dedicandosi ad edizioni fatte in pochissime quantità e stampando cdr parte a razzo con un profilo molto alto.
Infatti si tratta di dischi con packaging molto belli se non ultra professsionali ed anche la musica non è da meno visto che fra field-recordings ed elettronica sperimentale da giro Korm Plastic e Staalplaat si viaggia su standard che hanno tutto fuorchè del casereccio e per di più made in italy. Partiamo da Ennio Mazon che in In A Undertone At A Loose End sviluppa una serie di tracce elettroniche mediamente melodiche che fra skip, abbozzi di glitch, synth veri (o virtuali) droni eterei e field-recording che tagliano i campi di ascolto in un sali e scendi con il resto delle melodie regala venti minuti crudi (ma non grezzi) di micro tracce ben assortite. Diverso il discorso che si può fare per James Douglas e David Valez che in Sonoridades Industriales ricordano molto da vicino la commistione di field-recordings ed elettronica di giganti come Organum e come il mai troppo compianto John Watermann di Calcutta Gas Chamber. Atmosfere plumbee in cui di relax se ne trova ben poco, si tratta di un viaggio al cuore del suono oltre che di una vera e propria storia narrativa virtuale. Nelle due suite che vanno formare il corpo di questo lavoro i due utilizzano parcheggi sotterranei, impianti di areazione, centraline elettriche e altri suoni che presi dal contesto urbano. Il tutto viene mixato e fatto crescere in modo moto classico senza mai giocare troppo con la tensione ma lasciando sempre un alone livido che perdura per tutti i quaranta minuti scarsi del disco.

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