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F:A.R./ODRZ/Mulo Muto – 28/10/2017 Spazio Ligera (Milano)

Una serata Luce Sia al sempre attento Ligera è una buona ragione per convergere su Milano, tanto più se il cartellone offre un insperato concerto dei leggendari F:A.R. con gli ormai collaudati padroni di casa ODRZ e i frontalieri Mulo Muto a fare da scudieri; tutti nomi che l’etichetta Svizzera ha saputo valorizzare pubblicando ai conterranei Attila Folklor e Joel Gilardini un nastro in coabitazione con SShe Retina Stimulants, al duo FAR lie ligera mulo mutomilanese una collaborazione con MB che è una delle cose migliori nella recente produzione (invero non indimenticabile) del leggendario musicista e alla band di Mauro Guazzotti Mechanics & Music (Nastri ’81 – ’85), una compilation in doppio CD che raccoglie i tre demo prodotti nell’arco di quei quattro anni (Duello Sul Cervello, Final Alternative Relation, F:A.R. Prosthesis-Lust). Proprio questa raccolta ci ha permesso di apprezzare quanto poco sia invecchiata la musica del gruppo savonese e quanto al tempo fosse in anticipo su molte proposte, non solo italiane e non solo in campo post-industriale (nei brani si colgono le propaggini più estreme del post-punk e, ad esempio in un brano ipnotico come Lights In The Deep, i prodromi di tutto il noise rock del giro Trance SyndicaFAR lie ligera odrzte mischiati con suggestioni industrial-sinfoniche). Va da sé che la resa live – a tanta distanza da quegl’anni e nonostante i buoni report di chi li aveva visti lo scorso anno in compagnia dei Sigillum S – rappresenti un’incognita, ma il meteo propizio di fine ottobre, con la totale assenza di nebbia, invita alla trasferta. Il Ligera stavolta si presenta con un allestimento particolare della sotterranea sala concerti: amplificazione quadrifonica sistemata agli angoli e un secondo palco ai piedi della scala d’accesso. L’altro, quello solito, è nascosto da una miriade di palloncini bianchi dietro cui, ci dicono, si esibiranno i F:A.R.. Al solito il pubblico è lento nel finire la cena e solo verso le 23 siamo in numero sufficiente per consentire l’apertura delle danze a Mulo Muto: droni di chitarra e smanettamenti analogici sembrano prima voler evocare le nebbie e poi gettarci nei più profondi ed oscuri fondali. La seicorde rivela la sua natura solo verso il finale quando le atmosfere si fanno più ariose e il pubblico può sfruttare la sistemazione dell’impianto audio variando il punto d’ascolto e cogliendo ogni volta accenti particolari. Senza soluzione di continuità gli ODRZ prendono posizione sul finire dell’esibizione dei due elvetici e partono senza complimenti con noise granulare e urla distorte, un benvenuto per stomaci forti. Sopravvissuti alla terapia d’urto la cosa si fa menoFAR lie ligera 01 estrema ed è più che benvenuta una certa varietà (parlare di aperture melodiche mi pare eccessivo) che nella sua imprevedibile mutevolezza rende interessante il concerto di un duo che ridefinisce il senso della locuzione “tecnico del suono” (questi suonano chini sui loro strumenti avvalendosi di fogli dove immagino siano “progettate” le composizioni!). Spente le macchine si ruota di 180 gradi per assistere all’evento clou della serata. “Assistere” si fa per dire, perché la cortina di duecento palloncini bianchi (il cui gonfiaggio e assemblaggio deve aver rappresentato una performance di per sé) donerà al concerto dei F:A.R. un effetto vedo-non vedo in linea con la particolarità del gruppo. È dunque il momento della verità: se siamo venuti, dopo aver assistito o sentito di mille reunion-pacco, è perché l’idea è quella che un gruppo del genere sia irriducibile ad ogni nostalgia o opportunismo, senza un canovaccio da recitare e privo di vecchie hit da proporre nei bis con voce ormai stanca: non hanno nulla da perdere e anche meno da guadagnare i F:A.R. e questo può essere il loro punto di forza. Della performance basterebbe dire che quando si conclude, dopo circa tre quarti d’ora, la FAR lie ligera 02percezione che ho è quella di una durata ben più breve e che mi sarei goduto ancora a lungo; in realtà il tutto dura il tempo del gin lemon di Guazzotti, per cui in futuro sarà il caso di fornirgli quantomeno un bicchiere più grande. Ben supportato da Grazia Stella e Germana Oliva, che si occupano delle voci e delle cianfrusaglie presenti sul palco (pentole, campanelli, una scassata sirena antiaerea…), il nostro si dedica al laptop, ben integrato in un suono che resta tuttavia fedele a quello materico e ruvido delle origini, e occasionalmente al cantato, stando ben lontano dalle strambierie di MGZ e preferendo un approccio più composto, salvo in un paio di momenti significativi. È il caso di una declamazione veemente su tappeto di battiti sintetici e fischi che farebbe impallidire i primi Disciplinatha (figurarsi quelli di adesso…) e di una magistrale versione di Paraparapá cantata affacciandosi fra i palloncini con tanto di bastone sciamanico e urlando profezie da brividi (“è il nostro Genesis P-Orridge” dice qualcuno e credo non si allontani molto dalla verità). Segnalati questi picchi resta da dire di un concerto comunque di alto livello, fra momenti ipnotici al limite dalla catalessi e rumorismi assortiti, testimonianza di una musica che non solo non ha perso un grammo di attualità ma che ha il merito di essere suonata con un’intensità rara. La conferma che cercavamo ma non speravamo di ottenere, almeno a questi livelli.

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