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AA.VV. – Damn! Freistil-Samplerin #2 (Chmafu Nocords, 2011)

Beschreiblich Weiblich è una rubrica del magazine tedesco Freistil dove il giornalista e musicista Hannes Schweiger presenta i ritratti di alcune musiciste dell’area impro, nel tentativo di dar loro visibilità in un ambito che, al pari di altri, spesso e volentieri le ignora. Nel 2008 la rubrica trovo uno sbocco discografico grazie alla Chmafu Nocords che produce un doppio CD curato dallo stesso Schweiger ed oggi arriva il secondo capitolo.
È strano per una compilation non sfruttare completamente lo spazio a disposizione, ma è proprio quello che Damn! fa: sei pezzi per soli 32 minuti, cosa che comunque favorisce l’ascolto, tanto più che il genere trattato non è propriamente facile. In realtà non di un unico genere si tratta, dato che si passa dall’elettronica minimale al blues più sofferto, ma l’elemento unificante vai visto, oltre alla femminilità imperante (almeno fra le band leader: fra i musicisti c’è anche qualche maschietto), in una certa atmosfera dolente che lega tutte le composizioni. Si parte col rock per sola chitarra e voce di Cherry Sunksit e si trova il primo momento notevole con Ute Volker, che mette tre strumenti acustici tradizionali (fisarmonica, fagotto, contrabbasso) al servizio della moderna drone music, per sette minuti e mezzo davvero esaltanti. Poco più di un intermezzo è il brevissimo brano di bruta elettronica ad opera di Rdeča Raketa, che introduce il progetto Gravida, dietro cui si nascondono IOIOI, Maryclare Brzytwa, Patrizia Oliva. Il loro lungo pezzo è decisamente riuscito nella prima parte, soffusa ed evocativa, meno nella seconda, dove le voci si innalzano e si intrecciano fra ricordi operistici e vocalizzi volutamente sgraziati, secondo stilemi abusatissimi. Evangelista, fa quello che sa far meglio, blues per strumenti a corde ed archi su cui la voce di Carla Bozulich si erge ora passionale, ora isterica. Chiude il lotto un lungo brano fra elettronica ed elettroacustica di Elisabeth Schimana, non particolarmente incisivo. Al di là del fatto che alcuni dei nomi presenti sono tutt’altro che sottoesposti, l’impressione è che, pur essendo tutta musica meritevole di stare alla pari con qualsiasi altra, solo Ute Volker dimostra una certa originalità che invita ad approfondirne l’opera. Pur non essendo l’album manifesto che probabilmente intende essere, Damn! ma risulta comunque un ascolto più che piacevole.

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