Yuk! Interventi a cadenza casuale e necessaria numero 1 – Footwork

Nel deserto delle proposte fritte e rifritte, ogni tanto mi capita di andare a cozzare con delle cose veramente personali e/o rivelatorie. Così, sollecitato dal prode Emiliano, mi sono deciso a relazionare periodicamente i miei stupori. Siccome non sono particolarmente up-to-date (ma questo non dovrebbe essere necessariamente uno svantaggio, anzi, dovrebbe preservami una certa dose di ingenuità mentale), voglio cominciare col segnalare un fenomeno non recentissimo, che è il footwork/juke.
La scena ha origine a Chicago ed è il risultato di una mutazione genetica della ghetto-house, di cui DJ Spinn e Traxman sono i footwork3protagonisti primigeni. La musica in sé, per chiarezza di idee e compattezza di intenti, ha tutto l’impatto esplosivo del primo hip hop. Lo strumento principe è l’Akai MPC, usato per sparare loops parossistici e ultra-ripetitivi assieme a ritmiche spastiche e schizzatissime, a base di rullanti che sembrano casseruole percosse con frustini metallici e colpi di cassa come una mitraglia balbuziente. Nel lucido e meccanico splendore gif dei 160 bpm non si esprime nessun riflesso di un mondo interiore, né alcuna esposizione retorica come invece avviene nel dubstep. Il footwork si spiega esclusivamente nella pratica delle tecnica personale. E’ una musica urbana che si è sviluppata ed ha stabilito ilfootwork_1suo originale significato nei circoli di danza underground di Chicago, dove le crew si sfidano con movimenti schizofrenici e velocissimi di gambe e piedi, footwork, appunto. Una danza che non inscena il sesso, ma la battaglia. Sempre in questi circoli si suona tutt’ora la versione più radicale del footwork, mentre gli album, a detta dei protagonisti, hanno un taglio più juke, curato e dedicato all’ascolto. Mike Paradinas (U-ziq), con la sua etichetta Planet Mu nel 2010 ha pubblicato The Crack Capone di Dj Roc, Da Trak Genious di Dj Nate e la compilation Bangs & Works Vol.1, dando così un contributo fondamentale alla visibilità del fenomeno. Il Vol.2 dell’anno successivo è il primo ascolto che consiglio a chiunque voglia farsi un’idea della musica prodotta da questa massa di sciammanati, tutti col nome che comincia sempre per Dj-qualcosa.

Qui sotto vi segnalo alcuni altri album fondamentali per uscire di senno:

Dj Diamond Flight Muzik (Planet Mu, 2011), un lavoro apparentemente statico, sospeso e paranoico, una visione centrata al 100%.
DJ RashadJust A Taste (Ghettophiles, 2011), il lato più juke, da ascolto, curato.
TraxmanDa Mind Of Traxman (Planet Mu, 2012), the originator.

Qua c’è uno splendido podcast di Paradinas:

L’invasione è appena cominciata.

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