Mike Patton / Ictus Ensemble – Laborintus II (Ipecac, 2012)

Anche al più scostante degli ascoltatori il binomio Mike Patton-musica italiana fa venire in mente qualcosa. E in effetti il progetto Mondo Cane, che ha portato l’ex Faith No More (e altri mille gruppi) a rivedere alcuni classici della canzone del Belpaese in un fortunato disco uscito nel 2010, aveva già permesso di apprezzare la voce di Patton alle prese con il mondo della nostra “canzone”. Il risultato, come per gli altri progetti del cantante, aveva diviso tanti ascoltatori, ma era, a mio parere, un degno disco dove molti brani, alcune già in origine splendidi, venivano rivisitati e vitalizzati da arrangiamenti orchestrali di ottima fattura. Melodie pop splendidamente tirate a lucido, nulla di trascendentale, ma di terribilmente godibile, questo si. Ora che ci siamo capiti, abbiamo inteso cosa fosse Mondo Cane, cancelliamo tutto. Questo secondo approccio del caro Patton con la nostra musica si muove su coordinate decisamente meno digeribili e assimilabili. Più pretenziose e ostiche, anzi. La volontà del poliedrico cantante è stata quella di cimentarsi con uno dei più innovativi compositori del secolo scorso, l’imperiese Luciano Berio, e reinterpretarne il lavoro Laborintus II grazie alla complicità dell’ orchestra belga Ictus Ensemble. Un lavoro ambizioso che veniva concepito dal musicista nel 1965, in occasione del settecentesimo anniversario della nascita di Dante Alighieri. Utilizzando testi da Laborintus di Edoardo Sanguineti: poeta che aveva inteso sviluppare alcuni temi della Vita nova, del Convivio e della Divina Commedia di Dante e combinarli con testi biblici e con scritti di T. S. Eliot, Ezra Pound e sue composizioni autografe. Da queste premesse non poteva che nascere un lavoro, quello di Patton, che predilige la riscoperta filologica alla immediatezza pop, la cerebralità orchestrale e il recitato, alla calda e immediata resa di un arrangiamento radiofonico. Tre pezzi per trentatrè minuti di musica che spesso fanno venire voglia di spegnere lo stereo: la riscoperta, sia di Berio sia di Sanguineti, avrebbe potuto nascere da una intervista in cui Patton li citava. Non era necessario un disco su Ipecac. E visto che ormai siamo nella stagione adatta, no, non si tratta del disco dell’estate.

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