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Tomahawk – Oddfellows (Ipecac, 2013)

Tornano i ragazzi terribili. Se ancora non vi siete stancati dell’inesauribile trasformismo di Mike Patton certamente anche stavolta non sarete delusi. Accompagnato ancora da un parterre de roi da far invidia all’Olimpo del rock’n’roll, il quartetto dei Tomahawk composto da Mike, Duane Dennison, Trevor Dunn e John Stainer scodella oltre una dozzina di pezzi eclettici per nostalgici di Jesus Lizard, Faith No More e tutto il parafernalia indie anni novanta. Non siamo più dinnanzi ad un lavoro tematico come il precedente Anonymous e questo è un vantaggio: inevitabilmente l’atmosfera si alleggerisce ed aiuta a sopportare l’isteria intellettuale dell’ intero lavoro. Sia chiaro che il salto di palo in frasca rimane il marchio di fabbrica di Patton e questo, bene o male, è una peculiarità che ho sempre patito, ma la classe non è acqua: il professionismo è ineccepibile e l’atmosfera è cinematica e sognante come sempre, ma quello che manca, ci duole dirlo, è l’anima: la spinta, il motivo che porta a tutto ciò. Ma con l’ex-Faith No More iniziamo ad esserci abituati.

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