The Days Are Blood – S/T (Autoprodotto, 2013)

Ci sono duo strumentali e duo strumentali. Fatto salvi quelli dediti all’improvvisazione radicale che in linea di massima, lo sapete, ci piacciono assai, buona parte degli altri sulla piazza inseguono ancora formule matematiche scadute o il suono di San Diego dei ’90. Per carità, sui dischi della Three One G e dei Lightning Bolt ci siamo fatti le pippe tutti, ma adesso che sono passati gli anni sarebbe forse il caso di smetterla e dedicarsi a pratiche più appaganti. Ci sono però anche alcuni intraprendenti che battono strade non scontate: The Days Are Blood sono fra questi.
La storia di Gabriele S (qui all’opera con chitarra processata e samples) ha radici più o meno nel periodo suddetto, ma piantate in un terreno differente, quello che dà i natali a Ordeal e I Burn (band con uscite su etichette del calibro di Eibon e Old Europa Café); in questo nuovo progetto gli si affianca Massi DP, nelle note di copertina accreditato alla batteria e alla… randomness. Il disco è un’unica, lunga traccia, attraversata per lungo da un drone di chitarra sezionato dai colpi della batteria, irregolari e mediamente lenti; un po’ di noise elettronico si fa sentire verso la metà, poi sparisce; compaiono delle voci poco intelligibili, ancora del rumore e mano mano il volume sale. Difficile inquadrarli stilisticamente – certo non nelle facili categorie del drone-metal o di qualche branchia del post-core atmosferico – ma spiritualmente li collocherei a metà strada fra improvvisazione e solennità industrial, ricordando lontanamente i Tribes Of Neurot più tribali. In accordo con l’immaginario del collettivo di Oakland, anche The Days Are Blood si fanno latori dell’apocalisse, con una musica da ascoltare con sguardo serio e braccia conserte, pronti al peggio. Ve lo dico subito: non succederà niente, il finale è pura inerzia noise, che va sfumando fino al silenzio, ma non è questo il punto. Il punto è che i due musicisti sanno prendere per mano l’ascoltatore e, senza affidarsi stucchevoli tecnicismi e sequenze pirotecniche, lo guidano sull’orlo dell’abisso. Quello che, quando lo guardi, ti guarda dentro.

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