The Drift – Money Drawings (Temporary Residence, 2008)

Parlando di questi The Drift possiamo aprire su tutta una serie di considerazioni più o meno interessanti a seconda di chi legge. La Temporary Residence per quei pochi che non lo ricordassero, era una piccola label di culto che ha sparato una serie di uscite memorabili in tempi in cui il post-rock melodico furoreggiava e riusciva simultaneamente a conquistare sia un pubblico di radical fighetti (in cui mi auto includo) che i "diehard believers" dell'emo-core convertiti ad una musica in preminenza strumentale, se un nome vale ancora qualcosa Cerberus Shoal, Tarentel hanno dato il loro meglio qui. Il successo dell'etichetta non è finito, anzi direi che con gruppi come Mono ed Explosion In The Sky sia salito un po' alle stelle, anche se in tutta onestà per quel che mi riguarda ha segnato un impoverimento del raccolto. Quello dei The Drift direi che è un buon disco, in altri tempi avremmo parlato senza timore di post-rock strumentale in cui la voce molto spesso è affidata alla tromba (e sia chiaro questo non trasforma il disco in un disco jazz), visto il taglio più o meno costante dell'etichetta se si fa esclusione di qualche episodio, la melodia come è facile intuire la fa da padrona. Visto quest'ultimo indizio come potrete facilmente intuire nonostante tromba e formazione rock, siamo distanti da Hoover e June of 44, al più, alla lontana, molto lontana, parlerei semmai degli Abilene senza voce quando suonano più melodici (anche se non così belli, ma non è semplice d'altro canto), potremmo anche richiamare in campo quegli stessi Cerberus Shoal che abbiamo menzionato a inizio recensione e che forse sono stati dimenticati in un nano secondo dopo la loro graduale svolta kraut-freak-prog. Rispetto a questi ultimi i The Drift, oltre ad arrivare sul bersaglio leggermente in ritardo, sviluppano sì delle ottime melodie ma sembrano mancare sempre di quel retrogusto morriconiano, filmico che faceva dei Shoal un gruppo a tratti degno del miglior Sergio Leone. Ho parlato di post-rock ma per andare ancora più nello specifico parliamo di quella parte del genere che ha le sue radici ben piantate non nel retroterra Touch & Go o negli Slint ma più nell'emo-core, che poi la sua culla a volte sia sempre stata a Louisville o altrove non cambia il risultato. I The Drift non sono per nulla privi di suggestioni e di buon gusto, anzi si fanno ascoltare molto bene, mantengono alta la qualità media del catalogo dell'etichetta e non tradiscono la traiettoria imboccata anni fa dalla Temporary Residence. Il punto nevralgico delle varie considerazione sta però in quell' "anni fa", poi le mode vanno e vengono, ma l'impressione per ora resta.

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