Gianluca Becuzzi/Fabio Orsi – Wildflowers Under The Sofa (Last Visible Dog, 2008)

Ciprì e Maresco, Stanlio ed Onlio, Bonnie e Clyde (all'italiana) ed anche Becuzzi e Orsi… ormai visto il buon numero di uscite in duo parlerei di "premiata ditta". Dopo diversi flirt e due uscite ufficiali in coppia su Small Voices e Digitalis, si arriva al terzo episodio su Last Visible Dog, quindi ufficializzerei il sodalizio come già successo per la Bruni ed il tamarro francese che ricorda un "Berlusca" d'oltralpe. Partendo subito con i parziali, al terzo giro, azzarderei che si tratti del disco migliore della triade insieme al primo lavoro su Small Voices. Nessuna variazione significativa nello stile, quindi se avete amato i dischi precedenti state pur certi che non questo non vi deluderà, anzi, se un difetto poteva essere accusato nel doppio cd su Digitalis era l'eccessiva lunghezza di alcuni momenti, all'opposto in Wildflowers Under The Sofa resta solo ciò che serve. Quello che abbiamo appena detto non significa per altro che si tratti di un lavoro rimaneggiato, anzi, come a Carver veniva chiesto di sfoltire e lasciava proprio ciò che andava a segno, Gianluca Becuzzi ed Fabio Orsi chiamati (da se stessi e non dall'editore) a fare lo stesso lasciano solo il meglio. Un disco molto melodico, malinconico e dalle tinte autunnali in cui le doti melodiche di Orsi si innestano bene sui lavori di Becuzzi, il disco uscendo per Last Visible Dog non è privo di caratteristiche comuni ad altri autori di questo catalogo e perciò penso che un buon giornalista lo inserirebbe in un contesto "free-folk" o di "drone-folk" o Dio solo sa cosa. Drone e loop melodici (dato che si tratta di un disco parecchio fruibile) fluttuano intersecandosi in modo molto classico secondo crescendo e "fade out" classici di questo tipo di lavori, tutto resta in sospensione il giusto ed il buon gusto per la melodia fa il resto perché diventi un bel disco invece che perdersi nel marasma di droners parvenue improvvisati. Tutte le caratteristiche neo-psichedeliche ritrovate nei precedenti lavori dei due (ed in particolare in quelli di Orsi) ricompaiono come da copione e direi che ritornano al meglio nei quasi quarantotto minuti di durata del lavoro. Per questa coppia il rischio dietro l'angolo è quello di iniziare ad essere prevedibili o di ricadere sempre nelle stesse atmosfere, ma per ora è scongiurato o quanto meno è annullato dall'ispirazione che li ha portati a firmare un lavoro molto piacevole.

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