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Tag Archives: lester bangs

Luca Collepiccolo: da Blast a Blow Up magazine, il Lester Bangs capitolino?

Non ho mai amato l'idea di critica musicale e nonostante lo menzioni nel titolo, Lester Bangs mi mette tristezza, la pseudo sociologia di Simon Reynolds mi annoia ancora di più, per non parlare dei suoi epigoni dell'ultima ora che passano da ascoltare i Bluvertigo (… e in questo non ci sarebbe nulla di male), a "trovarsi" esperti di musica indipendente o addirittura di avanguardia dopo cinque minuti, ma in fin dei conti questa è la patria dei "tuttologi", il paese in cui tutti siamo più furbi e genericamente "più meglio" degli altri. Nonostante questo, capisco l'utilità delle riviste, della critica (di quella un po' meno) ed nonostante uno poi diventi un rompi coglioni come il sottoscritto, nessuno è "nato imparato" e quindi è normale che i più giovani e i "non addetti al settore" cerchino qualcuno che li accompagni e li orienti. C'è stato un tempo in cui da sbarbatello sono stato un avido lettore di riviste e c'è stata qualche "penna" che mi ha influenzato nel comprare dischi e nello sperimentare gruppi nuovi, Luca Collepiccolo è una di queste. …

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Black Engine – Ku Klux Klowns (Wallace, 2007)

Un basso limaccioso come il design di un Humvee, i loop di una risonanza magnetica, la chitarra di un Jeff Hanneman uscito dal conservatorio e il sax di Bill Pullman in Lost Highway. Agitare prima dell'uso e spruzzare direttamente nelle orecchie del vostro vicino di casa. La macchina dell'odio striscia fuori dal pianerottolo, permeando pareti e tromba delle scale con un buio caldo e febbricitante. Senza scampo. …

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Rock And The City – Quelli Che…

Quelli che fanno i giornalisti, però sono pure musicisti e allora si fanno recensire dalle riviste su cui scrivono senza porsi nessun problema… quelli che non scrivono male di nessuno perché poi non gli spediscono più i cd gratis… quelli che ogni mese c’è un disco dell’anno o un capolavoro epocale… quelli per cui Piero Scaruffi ha vergato le tavole della legge… quelli che scrivono di musica con un italiano da bollettino informativo dell’oratorio… quelli che hanno un blog perché non hanno un cazzo da fare né da dire e pertanto si sentono in diritto di fartelo sapere… …

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Peter Laughner & Lester Bangs – the famous Lester Bangs sessions, Creem offices 1976 (bootleg)

[Warning: questa recensione è apparsa su This Heart webmagazine, ma siccome non lo legge nessuno, la ripropongo. Perchè sì e perchè se non vi educo io, chi cazzo lo fa]

Certi materiali sonori sono aprioristici. In senso kantiano. Dopo questa frase mi ci vuole una birra, una sigaretta e magari un tiro di popper. O qualcosa di meglio. Ma lasciamo perdere i ricordi universitari. Chè filosofia e rock'n'roll, per quanto interlacciati, non fanno bella figura a livello manualistico. E' roba che devi dedurre, percepire, sentire. E basta. Anima e carattere, non libri e conferenze.

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