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Tag Archives: ikeda

St.Ride: Dadaismo Ligure E Frammentazione

Credo che gli St.Ride (myspace.com/stpuntoride) siano un fenomeno abbastanza atipico in Italia, infatti parliamo di un gruppo sperimentale ormai piuttosto longevo e che pur non essendo mai passato alla ribalta della cronaca musicale italiana, ha sempre avuto uno zoccolo duro di ammiratori. Le ragioni di questi risultati, nonostante lo scarso supporto della stampa specializzata, spesso vanno ricercate oltre che nella continuità anche nel fatto che Gusmerini e Grandi da buon gruppo di "ricerca" non si sono fermati neppure quando hanno iniziato ad ottenere gli apprezzamenti di vari addetti ai lavori come ad esempio Frans De Waard di Vital Weekly/Korm Plastic, infatti hanno continuato a cambiare ed a trasformarsi a ciclo continuo senza per questo dimenticare di avere e di coltivare un loro stile. …

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Claudio Parodi – The Mother Of All Feedback (Extreme, 2009)

Terzo giro di boa per il ligure Claudio Parodi e terzo disco che mette in luce quanto si tratti del classico "best kept secret" di un panorama infame e ingrato come quello italiano e ancora più nello specifico ligure. Avevamo scoperto Parodi con un lavoro/installazione che riprendeva gli studi di Alvin Lucier, l’abbiamo rincontrato con una composizione per elettronica e doppio clarinetto turco che prendeva le mosse da Pauline Oliveiros e questa volta lo vediamo alle prese con la sua famigerata feedback-machine. Di cosa si tratterebbe? Senza andare troppo nel tecnico Parodi suona (e la suona per davvero anche se sfido chiunque a dire che non si tratti di un disco ostico) una sorta di equalizzatore mandato in feedback, collegato ad un mixer, un multi effetto e dei pedali del volume…l’effetto dello strumento? Diciamo che si tratta di un aggeggio che produce una serie di frequenze acute fra il morbido ed il fastidioso e che nonostante tutto non ricordano nessun artista o musicista in particolare. …

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Yama-Akago – Wheel Of Fortune (Sottomondo, 2008)

Alla faccia di chi pensa che anche nel bel pese non ci siano etichette con un fegato spaventoso un’altra uscita della Sottomondo che disegna un quadro psichico quanto meno complesso. Avevamo detto dei Teatro Satanico ai limiti fra elettronica, "decadimento neuronale" e inquietudine, abbiamo recensito i Monosonik che si trovavano fra microelettronica, frequenze acute alla Ikeda e Raster-Noton ma con Yama-Akago si dà un altro colpo al timone e via verso una rotta che sembra tracciata random.

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Monosonik – 42:728 Hours (Sottomondo, 2008)

Quando ho visto che il cd era uscito per la Sottomondo, senza curarmi troppo del nome del gruppo, avevo subito pensato che si trattasse di qualche progetto industriale o dark-ambientale, dato che associavo automaticamente l'etichetta/negozio ai Teatro Satanico, invece non c'è nulla di più distante di questo cd.

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