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Submental Orchestra- Castello Di Sangue (Casetta, 2019)

Servono un po’ di ascolti e una certa attenzione per venire a capo di Castello Di Sangue, seconda opera in formato digitale di Submental Orchestra, progetto di Stefano Barcellari, già in forze come polistrumentista ai Murmur Mori e membro live dei qqqØqqq. Più precisamente gli ascolti ripetuti sono necessari a eliminare l’impressione che l’estrema varietà delle composizioni rappresenti un mero esercizio di stile e per godere appieno della qualità del lavoro. In Castello Di Sangue troviamo brani di diversa complessità, suonati a volte in solitario altre con un ensemble al completo, alcuni totalmente acustici altri solo elettronici: sette tracce brevi, che non danno punti fermi, da ascoltare, una volta che si è familiarizzato, in libera combinazione, senza rispettare l’ordine dato; è forse questo il metodo più produttivo che ci spinge a cogliere analogie fra pezzi apparentemente lontani, facendoci guidare dalle suggestioni, anche solo da un’atmosfera, un ritmo che si ripete o due suoni che si rassomigliano. Si può saltare dal free acustico e molto slapstick di Ballo 2 al pianismo classico-minimalista di Piano 4 alle sincopi elettroniche di Ballo Finale (Della Morte), tornare alle atmosfere da soundtrack falsamente rassicuranti di Ballo 5 e approdare al crescendo sintetico di Monte; ad ognuno sta trovare la sequenza (o più di una) che lo soddisfa servendosi del materiale che i musicisti mettono a disposizione. Che Castello di Sangue sia un’opera eclettica e policentrica – non priva tra l’altro di un certo storto umorismo – è chiaro fin dal primo approccio; con la necessaria attenzione si rivela anche un disco capace di far cambiare prospettiva all’ascoltatore ad ogni nuovo ascolto: un labirinto di specchi in cui è bello perdersi ma dal quale non è facile uscire.

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