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Ovo – Creatura (Dio Drone, 2016)

Gli Ovo se ne escono dall’antro della Supernatural Cat lasciandosi alle spalle quel processo di relativa normalizzazione metal a cui sembravano avviati con l’utilizzo di un suono più compatto e “grosso” e che, lo confesso, non mi dispiaceva affatto; l’accasarsi presso Dio Drone certifica una nuova fase per il duo ravennate dove il vecchio spirito risorge fondendosi con quanto di buono fatto negli ultimi lavori e trovando un equilibrio sulla carta non così scontato. Creatura riporta infatti prepotentemente in auge quell’anima streghesca e stridente, a tratti anche sgradevole, che aveva caratterizzato tutta la prima parte del percorso del gruppo ma lo fa mantenendo quella cura nei suoni, in particolare riguardo alla sezione ritmica inspessista con inserti e pattern elettronici, che aveva rappresentato l’elemento di maggior novità dei lavori più recenti: in questa sintesi di vecchio e nuovo gli Ovo operano un ritorno al passato che li spinge avanti. Entro l’intelaiatura ritmica che imbriglia urla e rumori, meno liberi di un tempo ma sempre disturbanti, si compie un insano matrimonio fra una disciplina metal di confine, che potrebbe richiamare i lavori più estremi di Earache e Peaceville, ma anche certe cose Wax Trax e le possessioni del black metal più weird, una commistione che trova compimento già nel pezzo d’apertura: Satanam ospita nello stesso spazio i migliori Godflesh (Dio li abbia in gloria) e i peggiori Abruptum (loro li abbia in gloria Satana). È un eco che ritorna spesso nei brani successivi (Eternal Freak, Creatura, Immondo, Bell’s Hells) e che costituisce la forza di un disco crudo e autarchico dove – fatta eccezione per i campioni di batteria assemblati con la collaborazione di gente di Garaliya, Uochi Toki, A034, Dining Room e Germanotta Youth – Bruno Dorella e Stefania Pedretti tornano a fare tutto da soli dopo le prestigiose ospitate del capitolo precedente. Ci sono, va detto, pezzi che costituiscono riuscite variazioni sul tema e che contribuiscono a rendere più vario l’ascolto – le dilatazioni noise di Matriarcale, Buco Nero e Buco Bianco, la cavalcata di Zombie Stomp – ma non valgono a dissipare le tenebre di un disco che rimane inquietante. Resta per me un mistero come gli Ovo non riescano ad essere apprezzati in circoli che dovrebbero stravedere per simili discese nei più oscuri recessi dell’animo umano e siano poi ascoltati da gente che davanti ad espressioni simili ma provenienti da altri ambiti storce il naso. Domande destinate a rimanere senza risposta; concentriamoci dunque sulle certezze: streghe e stregoni son tornati, tremate.

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