The Great Saunites – Green (Hypershape/Toten Schwan, 2016)

Il duo The Great Saunites è simile a un elettrone che orbita intorno al nucleo che rappresenta la loro idea di musica: sappiamo che sono lì ma il punto preciso è imprevedibile. Green – secondo capitolo della trilogia dedicata ai colori e prodotto in un numero limitatissimo di copie – li vede muoversi seguendo le traiettorie di due lunghe jam per un totale di oltre tre quarti d’ora di musica che si dirige verso un punto chiaramente indicato dall’immagine di copertina opera di Stefano Gerardi. Dhaneb parte come degli Om che abbiano barattato la ricerca della trascendenza con una buona dose di immanenza e ci delizia con un fugace e inedito inserto vocale (opera dell’ospite Mike B.) in quello che è uno dei momenti migliori nella discografia del duo; si prosegue con l’inserimento di una chitarra che ricama blues etereo su ritmiche corpose e dopo un breve momento di riflessione, si chiude con un orgoglioso scatto hard. Antares raccoglie il testimone partendo senza far sconti, poi si assesta veleggiando in un’atmosfera sognante non lontano da certe cose della Squadra Omega (chissà perché The Great Saunites non godono presso il pubblico dello stesso appeal…) ma poi l’anima grezza – per inciso quella che più ci piace e nella quale i due trovano la loro ragione d’essere – torna a farsi sentire con batteria e basso che macinano groove in un crescendo infinito come un trapano a percussione che lavora senza pause fino all’inevitabile fuorigiri, che pone fine al disco. The Great Saunites sono un gruppo cocciuto che, giocando con elementi  sempre più o meno uguali, gira intorno ad un’idea di suono esplorandone ogni anfratto: ad un primo ascolto vi sembreranno gli stessi lasciando poi emergere le differenze col tempo. A tutt’oggi non si ravvisano segni di stanchezza.

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