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Nicola Di Croce – Istruttiva Serie (Kohlhaas, 2015)

“Un percorso non lineare che procede per tentativi” così la cartella stampa descrive Istruttiva Serie, una definizione azzeccata che lascia aperta la questione verso cosa proceda questo lavoro di Nicola Di Croce (AIPS Collective, Walkingsoundtracks). Potremmo vederlo con un’ipotesi di musica folk contemporanea che si muove fra tradizione e modernità facendo convivere field recordings e trame acustiche con ruoli non sempre fissi, ma forse è un’idea un po’ eccessiva, qui giochiamo in tutt’altro campo e sebbene qualche assonanza ci sia tale definizione suonerebbe un po’ ridicola. Vero è però che un certo spirito in comune c’è e parlerei quindi di folk analitico con l’accento spostato sul secondo termine: i suoni di una cultura che dura nel tempo (parlate dai forti influssi regionali, suoni di lavori) coesistono con  processi acustici moderni e melodie atemporali senza che il musicista operi una completa fusione che rischierebbe di dissolvere le caratteristiche proprie di ogni elemento. Il disco esce in vinile e il primo lato è interamente occupato da una lunga composizione che da una struttura inizialmente informe fa emergere melodie, conversazioni divertite, suoni metallici (si direbbero di un’officina) che generano inconsueti pattern ritmici, droni rumorosi che soffocano parole e melodie. Al dato storico del field recordings il musicista sovrappone il commento del suono processato e il ricordo malinconico portato dalle fragili melodie di chitarra, un discorso che si fa ancora più chiaro sul secondo lato dove i brani più brevi permettono una migliore focalizzazione. II è una piccola gemma per chitarra e rumori che potrebbe ricordare il Mattia Coletti più ispirato, III è una pulsazione meccanica che nella seconda parte si abbandona alla malinconia, IV e V tentano una strada per dare senso melodico al rumore contemporaneo. Rispolverando un abusato (e non sempre vero) adagio secondo cui viaggiare è meglio di arrivare, vien da pensare che Istruttiva Serie valga per quanto riesce a comunicarci di un momento che è al contempo passato e futuro e che grazie a un’indefinitezza di fondo non si fissa in una forma data ma continua a parlarci.

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