Hoch/Tief – S/T (Arctic Rodeo, 2011)

E' da vent'anni ormai che la band di Stoccarda calca il palco dell'indie rock: non è stata una proprio una parabola ascendente la loro visto che, partiti, come Boiler, da un crossover meticciato con un post hardcore che ha caratterizzato la scena tedesca negli anni '90, hanno vissuto fortune alterne nella scena. Come il loro nome, Hoch/Tief, alti e bassi (a dirla tutta, è anche il nome di una giga-azienda di costruzioni tedesca e una variante del poker… chissà che non sia dovuto a quest'ultima la scelta…). Dopo un successo abbastanza importante in patria e un altrettanto importante flop, i nostri si sono ributtati nella mischia seguendo il giro Badass rock'n'roll con tanto di baffi e occhiali a goccia.
Ora ritornano con un buon lavoro che è stilisticamente molto vicino al loro primo periodo: chitarre tirate – Wolkenhunde -, ritmi serrati – Ventil -, un melodycore apprezzabilissimo, insomma. Già si era parlato di Antarctica, etichetta che come preciso intento ha quello di riproporre sonorità in voga non molto tenpo fa, ma che possono a ragione essere considerate già dei nuovi classici. Gli Hoch Tief, giusto per dare un'idea, sono facilmente riconducibili a gruppi veloie e grezzi (dove il suono delle chitarre parte, come minimo, da un overdrive) come Fireside o Millencolin. Giusto negli anni in cui hanno iniziato gli Hoch Tief, erano tantissime le realtà non dissimili a parlare la stessa lingua: a chi piacesse il genere, consiglio di cercare Die Ärtze, Sportfreund Stiller o Donots (che erano 'gemellati' coi nostrani Shandon… ma caspita… cosa tiro fuori dal cilindro, eh?). Hoch Tief è un album furbo che, da subito, è catalogabile come 'già sentito', ma, forse anche per questo motivo,sa entrarti velocemente nelle orecchie uscendone difficilmente. Anzi, chiedo scusa, ma vado a far ripartire il disco. Ancora.

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