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Eagle Twin/Pombagira – Split LP (Mordgrimm, 2010)

Pubblicato in occasione del tour che ha visto i due gruppi attraversare l’Europa, toccando anche l’Italia (se ve la siete persa trovate la recensione qui), questo disco in nero vinile biancoschizzato è un buon compendio di brani lunghi e lenti, degno compagno di fredde notti invernali o di camminate in boschi nebbiosi e spogli durante pomeriggi solitari.
Dopo aver sentito gli Eagle Twin dal vivo l’ascoltare un loro disco non dovrebbe essere un’esperienza più di tanto appagante: troppo esplosivo e coinvolgente il live per essere eguagliato. Tuttavia il duo capitanato dal chitarrista Gentry Densley (ex Iceburn e ora Ascend) ha l’intelligenza di non cercare identiche modalità espressive, ma di sviluppare un discorso più prossimo alla forma canzone, anche se sui generis. Più scarne rispetto a quelle dell’esordio su Southern Lord, queste due tracce presentano una forma più compatta e lasciano maggior spazio alla cavernosa voce di Densley, che si cimenta con testi più strutturati rispetto al passato. È doom folk elettrificato che racconta storie di antenati e spettri di popoli passati, ambientate fra fiumi, foreste e monti ancora selvaggi, un immaginario non distante da quello dello Steve Von Till solista. Due i pezzi, dicevamo: I Came From A Long Line Of Dead Men, con la chitarra e la voce che si dividono equamente la durata e Blackfoot Messiah / River Girl Song dove lo strumento ha più libertà, svariando fra cadenze lente e melodie free: musica che pare intagliata in un vecchio tronco al centro di una foresta. Duo chitarra-batteria sono anche i Pombagira, metà inglesi e metà americani, che occupano l’intero loro lato con un pezzo monumentale dal suono Neurosis-siano ridotto all’osso e calato in atmosfere senventies. In un andamento circolare di giri di chitarra e volumi che salgono e scendono, si evoca il sorgere da ovest di un sole nero che porta con sé suggestioni che vanno dai Cathedral agli Om, fino all’Ozzy dei tempi belli. Un pezzo che non sfigura al cospetto di quelli dei quotati compagni d’avventura.

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