Murcof + Duke Garwood – 12/10/12 Teatro Smeraldo (Valeggio Sul Mincio – VR)

L’associazione Humus di Valeggio sul Mincio (VR) inizia la stagione del decennale con un concerto del messicano trapiantato in Europa Murcof, nome di valore del panorama elettronico internazionale, da tempo inattivo su disco ma sempre piuttosto presente per quel che riguarda le esibizioni dal vivo. Per l’occasione il concerto non si svolge nell’abituale location di Villa Zamboni, bensì nel teatro comunale, cosa che si rivelerà quanto mai felice per la buona riuscita della serata.
Non c’è il tutto esaurito (chissà quanti amanti della buona musica avranno preferito il tributo al rock degli U2 in scena all’arci Tom di Mantova), ma i paganti sono comunque in numero discreto e, per una volta, educati, senza che per tutta la serata si debba sentir parlottare e ridere, facendo sorgere giustificati pensieri di sterminii e omicidi di massa. Duke Garwood, preposto a fare da apertura, si presenta armato solo di chitarra semiacustica e voce, sciorinando un set di folk garwood__humusstrascicato che ingloba un po’ tutta la tradizione di genere, ma sempre in maniera assai poco convenzionale. È un percorso affascinante, con la voce che ci guida sicura attraverso un suono antico, eppure sempre attuale, con la sei corde disegna strade inaspettate, arrivando talvolta a rasentare bordoni informi: non so se sia stato Stefano Isidoro Bianchi a identificare il Blind Willy Johnson di Dark Was The Night, Cold Was The Ground come antesignano del drone chitarristico, ma chiunque sia stato, dopo stasera potrei anche appoggiare la teoria: Garwood fa quadrare il cerchio. È musica che forse avrebbe tratto giovamento da un’atmosfera più intima, ma che se la cava egregiamente anche qui, lasciando un’ottima impressione. Dal folk caldo all’elettronica della star della serata il passaggio è brusco: la macchina del fumo comincia a funzionare, le luci si abbassano e i drappeggi neri che circondano il palco sembrano abbracciare tutto il teatro all’insegna non tanto del lugubre quanto del minimale, salvo forse per il tavolo apparecchiato con la strumentazione che, per la sua tovaglia scura, ricorda effettivamente un catafalco. Tutto è pronto. Quando Murcof fa il suo ingresso da dietro le quinte, pelato e rotondetto, con un giubbetto da impiegato del catasto, più che un oscuro creatore di suoni sintetici ci sembra il terzo membro dei Camillas, ma è una suggestione che svanisce non appena il nostro si accomoda dietro il laptop (incredibilmente un Vaio in luogo del Mac d’ordinanza) e inizia a maneggiare la strumentazione. Nell’ora abbondante che segue, il messicano propone un campionario delle ambientazioni sonore che l’hanno reso celebre, accostate in un flusso unico che, murcof__humusper addizione o sottrazione di suoni, sfuma da un’atmosfera all’altra, alternando rumore a quiete e ritmi a drone. Ritroviamo così i picchi di noise accostati a momenti in cui si rasenta il silenzio che caratterizzavano Cosmos, i suoni spigolosi e glitch di Rimembranza, le ritmiche sintetiche che ricorrono un po’ in tutta la sua discografia, ma che stasera sono talmente enfatizzate da rasentare l’IDM. Non è musica adatta a tutti i palati, ma una volta approcciata con la giusta attitudine permette di perdersi facilmente nei vari quadri disegnati dalle stratificazioni sonore, senza che ciò comporti un ascolto passivo. L’emotività dell’ascoltatore è infatti continuamente sollecitata, e se frequenti sono i momenti sognanti, non mancano quelli in cui i volumi si fanno così minimi che anche il respirare ci pare di troppo o, al contrario, quando nelle complesse orchestrazioni certe frequenze sembrano lì lì per ferire i timpani, fermandosi un attimo prima di andare in distorsione. In questo fanno la loro parte l’acustica della location e il lavoro dei fonici, perfetta la prima e impeccabile il secondo: due fattori troppo spesso trascurati, ad ogni longitudine della penisola. Sarà anche per questo che il tempo del concerto sembra molto più breve di quello che in effetti è, sensazione rara e piacevole, che già da sé testimonia la qualità della proposta. È quindi un inizio stagione buono sotto ogni punto di vista quello dell’associazione Humus: attendiamo conferme dalla programmazione futura.

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