Mothers Of The Third Reich – Butterfly (Ambient Noise Session, 2013)

Si presenta con un nome decisamente accomodante questo duo di polistrumentisti inglesi: non è dato conoscerne l’origine e le motivazioni, ma se il titolo sembra contrastare con una ragione sociale così truce, la musica è invece perfettamente in tono. Butterfly è un maelström che nel suo vorticare scuro travolge e porta con sé stili e generi dei più disparati, oltre ad ogni incauto ascoltatore: in questo senso almeno la foto di copertina, col suo groviglio di forme e materiali, è assolutamente adatta.
Jason Williams e Johannah Henderson suonano di tutto: lui una SG scassata, un vecchio sintetizzatore Korg, vari macchinari elettronici autocostruiti e un’ugola scorticata; lei una batteria con microfoni a contatto, aggeggi elettronici e un sax di fabbricazione cinese. Suonano tutto e con la massima libertà. L’improvvisazione, così definiscono i nostri la propria musica, non è ovviamente un genere, ma comunemente lo si associa ad ambiti prossimi al jazz, al rock di confine o alla contemporanea; I Mothers Of The Third Reich non si pongono limiti ma sembrano privilegiare stili che in genere non vengono toccati da questa pratica. In particolare la furia primordiale, l’approccio punk al rumore e l’aria di negatività che si respira, ricordano l’attitudine del black metal degli albori, solo orientata su coordinate musicali diverse. È una cosa già accaduta, in altro ambito, con alcune formazioni industrial dei ’90 (MZ 412 su tutti), ma per trovare una pietra di paragone di tale radicalità possiamo solo citare i Khlyst: anche nel nostro caso, come era per la band di James Plotkin, forma libera e tonnellata di rumore disegnano scenari da inferno dantesco. Anche nei passaggi più canonicamente free o elettroacustici la musica del duo è gravata da una cappa scura che trova la sua massima compiutezza in brani come Better To Sleep With A Sober Cannibal Than A Drunk Christian (bel titolo, eh?), dove il sax e la chitarra aumentano il pathos creato dal rumor analogico, o l’eccellente Liminal Diffusion, dove il free noise elettroacustico è arricchito dall’uso sapiente dei sampler. È chiaro che l’ora di Butterfly, divisa sui due lati di una musicassetta nera, non è una passeggiata di salute (Roman Light, coi suoi 19 minuti di rumor bianco, è francamente estenuante), ma si tratta di un abisso in cui i più impavidi esploratori dei suoni di confine ameranno certamente calarsi, traendone piena soddisfazione.

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