Micah Gaugh Trio – The Blue Fairy Mermaid Princess (Africantape, 2012)

 Jazz, free, songwriting… non vi basta? Bello, bello, bello. Potrei chiudere qui e dirvi di andare a recuperare questo disco, ma forse è il caso quantomeno di presentarvi questo lavoro di un trio costituito da personaggi ben noti nel campo della musica di avanguardia, ricerca, free-jazz di New York e affini. Micah Gaugh alla voce, al piano e al sassofono, Kevin Shea alla batteria e Daniel Bodwell al contrabbasso. È tutta farina del sacco di Micah, che scrive i testi e la musica, e le parti improvvisate ruotano sempre in modo stretto alla struttura dei pezzi.

Micah incontra Daniel durante gli studi al Carnegie Mellon Music conservatorio. Julien Fernandez, capoccia della Africantape incontra nell’ottobre 2011 il suo amico Kevin Shea che gli racconta di avere tra le mani quattrodici ore di registrazione di questo trio. Ne estrae così i dodici brani proposti in questo disco. Il primo nome della band era 40 Stories (basato su un libro di brevi racconti di Donald P. Bartheleme) e includeva il chitarrista Oliver Kollar. Il trio inizia a suonare a Pittsburgh fino a quando Micah lascia la città per affiancare Cecil Taylor a New York nel 1994 e Daniel vola in Irlanda per suonare con Sinead O’Connor. Nel frattempo Kevin Shea entra negli Storm & Stress (band fondata da Ian Williams, già membro dei Don Caballero). Il tutto fino alla realizzazione di queste nuove dodici tracce. E’ forse l’anima che è veicolata dalla voce di Micah il punto di forza di tutto questo lavoro in bilico tra songwriting, jazz improvvisato e blues. Canzoni che rimangono in testa subito al secondo ascolto, costruite su melodie semplici, ma ben congegnate. Echi di Billie Holiday, ma con meno strazio, e più ironia. Si parla d’amore, di donne e delle avventure di Micah in giro per il mondo, ma con divertimento e riflessione (non a caso nel CD sono presenti anche i testi) . Spontaneità, cuore, anima… è forse quello che cercavo da tempo e che ho ritrovato in questo disco di diciassette anni fa, visto che le registrazioni risalgono al ’96/’97. Brani alle volte sotto forma anche di brevi frammenti (due/tre minuti la media dei brani) di lunghe improvvisazioni e tagliate con un fade out, ma che messe assieme regalano una piccola perla in un mare di inutili uscite. Due sessioni di registrazione recuperate saggiamente da Julien Fernandez e della sua interessantissima Africantape, che annovera nel suo catalogo anche gli italici Aucan e Three Second Kiss.

 

 

 

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