Lite – Filmlets (Transduction, 2007)

I giapponesi hanno una cultura che non sono mai riuscito a capire bene: riescono a inglobare elementi dall'esterno in modo incredibile e poi quando te li risputano fuori trovano sempre il modo di aggiungere qualche cosa di speciale, ma mai nel modo in cui te lo aspetteresti. I Lite non fanno eccezione: il loro math rock debitore alla Chicago dei novanta è naturalmente eccellente nel rifare tutti gli stilemi del genere: ma per fortuna non si fermano lì e tirano fuori dal sacco qualcosa di più. Un batterista mostruoso e due chitarristi provetti devoti all'arpeggio più sincopato creano brani tortuosi, ma contemporaneamente il disco è pieno di melodie molto emotive e malinconiche: le canzoni sono così agrodolci da suonare come se fossero state composte a casa nostra, in Italia. Nella presentazione si parla di una passione per il prog italiano, ed è svelato il mistero: che ci abbiano visto giusto? In fondo quanti gruppi americani avranno ascoltato ed imparato a memoria i dischi nostrani degli anni settanta! E noi a comperare dischi da Chicago, salvo poi farci spiegare il trucco… dai giapponesi! Filmlets però non si ferma a mescolare le due influenze, mettendoci dentro anche un goccio di quella solennità tutta giapponese che aumenta il fascino di questo bel disco, incagliato dentro al mio lettore da giorni: le canzoni entrano subito in testa e crescono ascolto dopo ascolto. L'unico appunto che mi sento di fare è quello di una produzione un filo troppo pulita per i miei gusti, anche se di gran qualità: vorrei sentirli sotto le mani di papà Albini, chissà che disco tirerebbero fuori…

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