Library Tapes + Saija/Presti Duo – 04/03/09 Enosteria (Brescia)

Inizia con un nome internazionale un nuovo corso dell'Enosteria di Brescia, che da stasera abbandona il filone cover band per inserirsi nel giro della musica fatta come si deve. Library Tapes è un progetto che fa capo al solo David Wenngren, artista svedese accasato, finché l'etichetta è stata in vita, alla Resonant e ora in attesa di pubblicare per la neonata Home Normal. Se su disco il nostro è supportato da colleghi ed amici, in questo tour è accompagnato solo da un mangianastri e un I-pod, trovando sul posto il pianoforte o la tastiera necessarie per completare il set.

Ad aprire la serata è l'estemporaneo duo composto dagli indigeni Corrado Saija e Giorgio Presti, che indagano, con microfoni a contatto e bacchette da timpano, i suoni e timbri che gli oggetti disseminati sul palco (tazze di metallo, catene, pentolame vario, le assi stesse del palcoscenico) possono fornire. Una buona performance che, nonostante il brusio di quegli  avventori dediti più alle consumazioni che all'ascolto, riesce a far partecipe il pubblico interessato della stessa curiosità che dimostrano i due musicisti. Poi verso metà concerto entra in gioco una tastiera che interagisce bene col tenue rumore e porta la performance verso atmosfere più decisamente elettroacustiche, prima della chiusura in un'apoteosi di catene sfregate e corde del piano torturate con sadico piacere; finalmente il suono prevale sul brusio della sala.
libraryrapes_enosteriafkPiù canonico, nonché assai parco, è invece l'uso che dello strumento a tasti fa lo svedese, che prende posizione dando parzialmente le spalle al pubblico. Sulla base fornita dall'i-pod e dal registratore a cassette, drone, fruscii, orchestrazioni, il nostro interagisce con rapidi, calcolati tocchi di piano, giocando talvolta coi volumi dei supporti audio mentre, sulla parete di fondo, lente immagini autunnali forniscono un appropriato commento alla musica proposta. Un suono quasi spettrale, sfuggente come il vento, una musica adatta ad arredare case cadenti e a riempire distese deserte, semplice solo in apparenza. Anche in questo caso il brusio di fondo disturba la performance, che richiederebbe il silenzio totale e la partecipazione raccolta del pubblico, ma poco cambia nell'impegno di David, capace di portarci a vagare in luoghi simili a quelli evocati, pur nella differenza di stile, nei migliori lavori di Fabio Orsi e Gianluca Becuzzi: spazi aperti, temporali all'orizzonte, vento che accarezza i campi; basta concentrarsi sulla musica e chiudere gli occhi. E, nella sua leggerezza, proprio un battito di ciglia sembra durare il concerto. Poi è il vento, ma non i campi, che ci accolgono una volta usciti dal locale, in questa umida serata bresciana.

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