L’Altra – Telepathic (Acuarela Discos, 2011)

Il progetto L'Altra, con base a Chicago, torna dopo ben sei anni di silenzio, tanto che credevo che la band fosse ormai archiviata come un interessante percorso che legava l’intimismo chamber pop (con la stanza zeppa di stucchi veneziani) e una certa vena che flirtava molto da vicino con la musica classica. Un gruppo se volete anche di nicchia, in un periodo dove non si trovava proprio tutto in rete, ma con un discreto seguito su forum vari, penso al primo periodo Aesthethics e all'album In The Afternoon (forse il loro più rappresentativo) di quasi dieci anni fa, che faceva il paio con gli Early Day Miners quali uscite degne di interesse sul genere. Incredibile ma vero, dieci anni. Spesso scopri certe band per affinità, e ricordo come i L'Altra mi furono consigliati da un negoziante che mi disse, prima di Last Fm: "se ti piacciono Mojave 3, Walkabouts e Low prova ad ascoltare questi". In tutta sincerità non fui folgorato all'istante e rimandai, anche per una questione economica, l'acquisto. Salvo poi cercarmeli qualche anno dopo pensando che solo per ascolti affini e per lo splendido nome, non potevano rimanere indifferenti. Molto piacevole quindi è stato vederli rispuntare, al lavoro con nuovo materiale,e con il loro quarto album Telephatic, accasato sotto la label madrilena Acuarela dell'amico Jesus Llorente, dopo una breve pausa sotto Hefty rec. Spunta subito la vera forza del gruppo, nell'affiatamento emotivo delle voci della coppia travagliata Lindsay Anderson e Joseph D. Costa,( forse, il silenzio per più di un lustro avrà messo fine a un periodo anche sentimentale) di amanti prima e amici poi (il singolo Nothing Can Tear It Apart, When The Ship Sinks Make It Sing) e subito ecco che compaiono i Mojave 3 se non fosse per quelle partiture classiche, quasi stucchevoli degli archi che ogni tanto fanno capolino (Big Air Kiss, Either Was The Other's Mine). E abbiamo elencato le cose migliori, più o meno. La band quindi si rimette in gioco collaborando e variando la line up: questa volta si agggiungono per un certo lasso di tempo Josh Abrams (Bonnie Prince Billy) e Marc Hellner (Pulseprogramming) tra gli altri. E fanno quello che meglio gli riesce, anche se forse non trovano, nè troveranno mai la giusta dimensione: troppo pop per alcuni, troppo intellettuali e dispersivi per altri (si prenda ad esempio la strumentale e dilata Telepathic), con qualche punta decisamente un pò melensa e indigesta in alcune partiture (Winter Loves Sumemr Sun, Boys, Black Wind) . Spiace dirlo perchè si ha come la sensazione di buttare via il bambino con l'acqua sporca, visti tre-quattro brani di valore assoluto che, solo per il fatto di rimandare alla memoria Escuses For Travellers e i citati Mojave 3, meritano l'ascolto.

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