Heroin In Tahiti – Sun and Violence (Boring Machines, 2015)

Se con Death Surf c’era chiaro riferimento allo spaghetti western, qui, per mole e durata, già si parla di kolossal, o meglio di kolossal discografico. Dopo gli assaggi del 7″ Peplum e del nastro Canicola, lo streaming del brano marcetta Black Market ha fatto da apripista a questo imponente doppio album. Che il brano in questione si riferisca in qualche modo al culto da mercato nero lasciato dal riuscito Death Surf come colpo di coda? So che non sarà vero, ma mi piace pensarlo. Indubbiamente le attese per il seguito si facevano sentire. Più che altro mi chiedevo se la formula degli Heroin In Tahiti, così ben congegnata e personale potesse avere degli sviluppi senza per forza consolidarsi in un suono troppo riconoscibile. Magari fatto con cura ma, che in fin dei conti, tolte le variazioni sul tema, non avrebbe aggiunto molto a quanto già detto. Eccoci quindi, con il carico da novanta, alla prova del nove: un mostro a due teste che, dopo un incipit poderoso tra stasi e sospensione (Salting Carthago), dà spazio alla tarantella apocalittica di 500 Cells. Qui il Mediterraneo (come il Texas) è più che altro uno stato mentale, una ossessione. Miraggi di voci provenienti da stazioni radio sparate fuori da ipotetiche pellicole dell’archivio Rai (Wireless Telegrafy Mirage) si alternano a danze tribali e macabre (Zatlath Aithas) o ad ermetici paesaggi, chiusi come può esserlo un’isola fortezza (Spinalonga). Ispirazione dell’album sono, oltre al folklore italiano, il lavoro sulle culture musicali e i canti popolari dell’etnomusicologo Diego Carpitella. Con la concitazione di Arena 2 e la dilatata Continous Monument entriamo nelle viscere della Terra prima di Elba, un’altra isola, un altro incubo sul finale: la soave pedal steel accompagnata da cinguettio di fondo confondono le acque e anticipano l’urlo sotto la pioggia dell’oscura cavalcata Superdavoli, dalle caratteristiche quasi prog. Ci attende la finale e funesta marcia di Costa Concordia che mette insieme i mondi apparentemente antitetici della vacanza spensierata e della tragedia imminente: Sun and Violence forse non bisserà quel piccolo capolavoro che fu Death Surf ma rimane un doppio LP indubbiamente coraggioso e importante per il percorso degli HIT, un album tanto personale quanto pregno di spunti e di riferimenti.

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