Helios – Eingya (Type, 2006)

Paesaggi dipinti da un piano, pizzicati dolcemente da una chitarra e che descrivono i cicli delle stagioni e degli stati d'animo. Eingya è un lavoro bellissimo di elettronica minimalista che prelude ad arpeggi malinconici e pastorali, i quali ricordano sia la soffice dolcezza dei Mùm sia le progressioni à la Labradford o i beat sporcati (Paper Tiger) e mai invadenti di un Ulrich Schnauss più introverso del solito. Helios è il progetto all'interno del quale si muove il giovane polistrimentista di Boston Keith Kenniff, già all'opera l'anno passato sotto il moniker Goldmund, sempre per Type Records. Difficile ascoltare questo album in piena estate (in uscita il 5 giugno) a meno che non si sia particolarmente inclini alla riflessione, come in effetti mi era capitato in quel periodo: dapprima fui catturato dalla romantica copertina, poi ci pensarono quei delicati fraseggi  a soggiogarmi completamente. Facendo dei paragoni, mi pare che il disco di Helios abbia molto più spessore dell'ultimo (carino) Album Leaf. Spessore che risiede in ogni singola traccia, anche la più sfuggente, a patto che si entri senza riserve nell'atmosfera elettro acustica e ovattata che tutto avvolge e, che nei suoi momenti più ermetici o stranianti, (come Vargtimme o The Toy Garden) si sviluppa solo su qualche drone. Ricordo molti anni fa di avere visto di notte un video dei Labradford che riprendeva, per tutta la durata del pezzo (ora non ricordo quale) e a videocamera fissa, la pioggia che cadeva, formando cerchi concentrici sopra una pozzanghera. Se in quel caso la pioggia simboleggiava lacrime che sgorgano, anche una brano come For Years And Years poteva benissimo essere adatto al quell'immagine. Eingya è un disco che, considerato il terreno su cui si muove, risulta straordinariamente accessibile ed in grado di commuovere per tutti i suoi cinquanta minuti, scandendo il battitto del cuore.

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