Black Moth – The Killing Jar (New Heavy Sounds, 2012)

Non partivo affatto prevenuto. Sebbene non ascolti molti gruppi con una donna alla voce, sono pronto a valutare con grande onestà una prova particolarmente brillante dietro al microfono anche quando non si tratta del muscoloso tamarro di turno. Ma il rischio di trovarsi davanti a una prestazione pallida aumenta quando la musica si fa dura e la paura di trovarsi di fronte a una fiacca frontman mi assale di colpo. Questo, forse, perché negli ultimi anni alcune “strapompate” band del giro doom/stoner che vendono bene, e fanno parlare i nuovi guru del rock mi avevano tramortito dopo trenta secondi. Fughiamo ogni dubbio, non è questo il caso. Quello dei Black Moth, gruppo inglese arrivato al suo esordio su New Heavy Sounds è un gran bel disco. Un quartetto che da Leeds propone dieci pezzi di rock duro che mischia influenze hard/doom e stoner in un formato compatto, ben suonato e composto. Bei riff, bel tiro, una spolveratina di 90’s grunge per rendere tutto più diretto e meno di genere e un’ottima frontman Harriet Hyde, bravissima a modulare e variare il suo registro in funzione del pezzo e anche all’interno dei pezzi stessi. Il disco si fa ascoltare che è un piacere. Si attacca subito alla grande con The Articulate Dead (caspita l’intro di batteria è quello di Holiday In Cambodia dei Dead Kennedys!) ed è veramente facile arrivare alla fine: il merito è quello di avere molti richiami classic-rock, un’istrionica cantante (ascoltate Spit Out Your Teeth), degli squarci psichelidici il tutto in un formato ben confezionato e senza estremi orpelli, tale da arrivare diretto. I riff giusti ci sono, il tiro pure, a volte mi danno l’idea di una versione più easy e meno malata degli Electric Wizard, ovviamente depotenziandone totalmente gli effetti e la distorsione inumana, pur mantenendone il sinistro rintocco. Buon ascolto.

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