Aucan – S/T (Africantape/Ruminance, 2008)

Giù la maschera: ero partito molto prevenuto nei confronti degli Aucan, temevo che sulla scia dei Three Second Kiss fossero un po’ passatisti oppure temevo il post-rock punk-funkettoso (che a confronto i Liars del primo disco sono i Cro-Mags con tanto di tuffo a piedi uniti sulla prima fila del pubblico). Invece come al solito mi prendo il mio bello zainetto pieno di pregiudizi e mi lo infilo in saccoccia. “No te preocupe amigu!” la musica post-math e giù di lì c’è, ma gli Aucan, pur non inventando nulla, si comportano benino e fanno la loro degna figura, non si tratta di June of 44 o Don Caballero in ritardo sul tempo, semmai direi che ci sono più Trans Am ma molto più melodici. Non mi stupisce che una delle due etichette sia la Ruminance perché la melodia e la malinconia è proprio quella della musica che fa breccia nel cuore transalpino, infatti se da una parte ricordano i Trans Am dall’altra non li vedo (melodicamente) troppo distanti dai Permanent Fatal Error e dai Battles anche se molto meno prog, meno tecnici e meno deviati. Registrati benissimo (Giovanni Ferliga alla console e Giulio Favero al mastering), rodati ed incastrati ancora meglio, nonostante le melodie siano a presa rapida i riff macinano bene e non finisce per annoiare. Ripeto, si tratta di un CD di maniera come lo è un disco di elettronica, industriale o quant’altro, ma fatto davvero bene, tanto da risultare efficace persino per uno come me che con materiali del genere si annoia a morte. Con tutto questo gusto e questa tecnica perché non fare un ulteriore balzo in avanti? E gli Aucan le carte le hanno tutte per farlo, hanno gusto, senso per la melodia, tiro, dinamica, gusto e persino gli stacchi al posto giusto. Si tratta di un disco d’esordio che mi ricorda Hurl, Dianogah e Lustre King molto da vicino, anzi il livello è lo stesso quindi se vi colpivano questi gruppi andate a botta sicura: si tratta di un esordio, quindi anche le più sottili ingenuità si scusano volentieri, c’è solo da sperare che invece di ripetersi o di arrendersi alle recensioni positive si spingano oltre il “fatto pubblico” a costo di ritrovarsi col culo per terra… ma se solo lo facessero…

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