Antonio Raia & Renato Fiorito – Thin Reactions (Non Sempre Nuoce, 2021)

Quando c’è da fare un passo avanti, ma anche solo rompere la noia di un periodo che, musicalmente parlando, non trova sbocchi significativi, Napoli c’è sempre. Proprio dalla città partenopea arrivano Antonio Raia e Renato Fiorito che, dopo una nutrita serie di collaborazioni, pubblicano questo EP, invero piuttosto corposo (34 minuti divisi fra 3 brani), che interpreta la napoletanità come spirito di un luogo che si fa forte del suo essere un porto di mare, capace di recepire e rielaborazione gli stimoli che lo toccano. Mi pare scontato e tutto sommato inconcludente esaltare l’inclassificabilità del materiale, sospeso fra le pulsioni acustiche del sassofono di Raia e l’elettronica di Fiorito (già definirla elettroacustica mi appare fuorviante), più utile è forse raccontare di come queste due nature convivano, senza troppo invadere gli spazi reciproci, dando vita a una musica calda e moderna, capace di comunicare pur senza concedersi facili ammiccamenti. Too Many Reasons, coi suoi 18 minuti, si prende da sola più della metà del tempo a disposizione, impostando una complessa narrazione: pulsazioni ambientali ci trasmettono un senso d’attesa e al contempo confondono le distanze, dalle quali emergono e scompaiono suoni concreti e un sax che, a fatica e solo per un attimo, si guadagna la scena. Forse sono le onde che si infrangono sulla battigia quelle che sentiamo ora, certamente l’umore è malinconico e lo strumento ad ancia lo interpreta riemergendo timido e leggermente stridulo per abdicare nuovamente a suoni concreti e ritmi incerti e dubbeggianti che attraversano lo spazio prendendo forma di passi veloci e visioni spettrali. Ritornerà poi alla fine, mentre bordoni e battiti spazzano lo sfondo, a darci sostegno, se non proprio conforto, con una melodia intima e avvolgente che ci accompagna alla seconda traccia. La più breve Rifts è giocata fra l’alternarsi di un’elettronica che prende ora la forma di battiti crepitanti, ora di sciabordate noise e lo strumento raiano, sempre melodico e fortemente empatico, mentre Volatile è una potente pulsazione, con fugaci incursioni di Raia che solo in chiusura si guadagna lo spazio necessario per duettare coi beat, lasciando un finale quanto mai aperto. Sfruttando le qualità descrittive dell’elettronica e quelle espressive del sax, come in un racconto dove gli stati d’animo si confondono spesso e volentieri – inevitabilmente, verrebbe da dire – con l’ambiente, Raia e Fiorito danno forma e tangibilità a complessi paesaggi interiori dove nulla resta indefinito; l’ascoltatore vi può vagare liberamente, ma fino a un certo punto: l’immaginario malinconico, solitario, riflessivo messo in scena dai due musicisti è concreto ed addentrarvisi vuol dire confrontarsi col loro spirito creativo.

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