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Airportman – Letters (Lizard, 2008)

E’ da un po’ che ho questo disco per le mani, e arrivo a scriverne con un grande ritardo. Letters è il settimo lavoro dei cuneesi Airportman e se da una parte, limitandosi ad un ascolto distratto, si potrebbe correre il rischio di giocare subito la facile carta Sodapop del "post rock cinematico e sognante”, dall’altra, entrando più a fondo tra le trame del disco, riconosco che il trio di Cuneo ha dalla sua un gusto molto personale e che di rock, per quanto post, effettivamente non ce n’è traccia. Chitarre acustiche, pianoforte, una certa dose di elettronica e altro ancora (ora mi sembra di sentire una fisarmonica, ora dei fiati, ora piuttosto un violino, o forse è una tastiera giocattolo che sintetizza tutto questo?), il tutto sapientemente dosato a tratteggiare un suono malinconico e denso. C’è una gran cura nel miscelare i suoni tra di loro e soprattutto c’è la capacità, da parte dei tre musicisti, di mantenersi in costante equilibrio evitando soluzioni melodiche troppo zuccherose (il rischio poteva essere quello di basare tutto esclusivamente sulla melodia, che in effetti c’è, ma è calibrata e tenuta a freno da un costante ribollire di suoni e rumori sotto di essa), rimanendo però ad un livello di ascoltabilità quasi pop (voglio dire, allo stesso modo in cui possono essere pop Yann Tiersen, i Rachel’s o Matt Elliott). Letters si rivela quindi un buon lavoro, che vive di idee semplici e perfettamente focalizzate, a cui si aggiunge un’ispirazione costante che attraversa con grazia il disco in tutta la sua durata.

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