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Yama-Akago – Wheel Of Fortune (Sottomondo, 2008)

Alla faccia di chi pensa che anche nel bel pese non ci siano etichette con un fegato spaventoso un’altra uscita della Sottomondo che disegna un quadro psichico quanto meno complesso. Avevamo detto dei Teatro Satanico ai limiti fra elettronica, “decadimento neuronale” e inquietudine, abbiamo recensito i Monosonik che si trovavano fra microelettronica, frequenze acute alla Ikeda e Raster-Noton ma con Yama-Akago si dà un altro colpo al timone e via verso una rotta che sembra tracciata random.
Ho scritto “che sembra” tracciata in modo del tutto casuale, ma non lo è, perché in realtà se unite tutti i punti un “fil rouge” forse c’è, posto che la tendenza naturale dell’uomo è quella di cercare di dare un senso a cosa che in realtà spesso non ce l’hanno e quindi di trovare similitudini fra cose in realtà disgiunte, dei fattori comuni fra alcune delle uscite di questa label/casa editrice veneta ci sono. Anche questa giapponesina con la grafica degna dei Boredoms, di Yoshimi o di Sam And Valley riesce ad essere a suo modo cupa (o almeno nebbiosa), pur puntando molto di più sul fatto di essere evocativa e psichedelica e lo è statene pur certi. Se da un lato il primo accostamento che mi è venuto in mente sia per l’ispirazione tutta giapu della musica sia per il delirio di cui sono intrise le tracce è stata a Keiji Haino, dall’altra vengono in mente alcune cose dei trendissimi Fursaxa, solo e semplicemente diminuiti della componente folk e ricollocati in un contesto nipponico. Bouzouki che fa da strumento principale, djambe, tamburine e glockenspiel ma soprattutto voce, voce e voce… e riverbero, riverbero, riverbero a tappeto un po’ come in certe registrazioni anni Sessanta, credo che si tratti di una performance live a giudicare dagli applausi a fine disco. I freak di quarant’anni fa sarebbero impazziti per una cosa del genere e visto che finalmente negli ultimi anni gli yankee hanno riscoperto la musica dei Sessanta e Settanta finalmente possiamo apprezzarla anche noi. Delirante, onirico e giapu, credo che dicano già tutto sul disco oltre alle altre due o tre coordinate che vi ho dato o il fatto che tre tracce durino quasi cinquanta minuti, se così non fosse magari vi aiuterà di più inserire il nome di alcuni dei gruppi di cui fa parte: Bankogenmeigassoudan, Vava Kitora, Sachiko & Yama-akago. A metà fra il canto delle sirene che hanno fatto fare bondage all’albero maestro ad Ulisse e le Erinni che hanno rapito Jeff Buckley e Ilenia Carrisi, fra sogno, infanzia psichedelica e oblio morbido. Come sempre nella scala “Freak-ter” parliamo di un terremoto di magnitudo 10… ma il Giappone è un’isola ad alto livello sismico, si sa.

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