The Pattern Theory – S/T (Valeot, 2011)

Chissà se Ulf Grenander, lo statistico svedese che formulò la Teoria dei Modelli (pattern), avrebbe mai pensato di ispirare così tanto dei ragazzi di Leeds. Che sono matematici, sì, ma non nel senso che intendeva lui. La Pattern Theory considera come il nostro cervello organizza la conoscenza del mondo rappresentandola per schemi semplici che si combinano in strutture sempre più difficili. Così è la musica di questi tre inglesi che, dopo essersi incontrati all'università nel 2006, dal 2008 soggiornano a Berlino e lì hanno deciso di raccogliere il loro lavoro in questo disco che si chiama semplicemente come loro.
Parti più o meno lineari di chitarra, batteria e sintetizzatore che si sviluppano in maniera sempre più complessa a formare canzoni di una precisione e bellezza sorprendente – Pyramid Schemes o Ideas Of Fun e Adaptive Expectations che portano il mio archivio mentale a fermarsi alla cartella Tortoise -. Sono lunghe melodie per carillon che possono essere sezionate e riconosciute frammento per frammento, ma studiate per funzionare insieme come gli ingranaggi di un orologio – Coracles, Framed Fields -. Sapendo che i nostri hanno registrato nella parte Est della teutonica e avanguardistica capitale esclusivamente durante le notti, viene subito voglia di riascoltarsi tutti i pezzi con gli occhi chiusi o a luce spenta e, come sempre succede quando si azzera il senso della vista, si amplifica l'udito, si sentono le minime calcolate variazioni, si scopre un meta-album – Bell Curves – che si collega a colonne sonore di film che piacciono, foto mentali di Alexander Platz e di Unter den Linden e tutta la poesia che può suscitare l'idea del notturno. Poesia a dispetto della matematicità che è sempre avvertita come un concetto piuttosto freddo e distante, ma che nell'album è capovolto visto che questa logica della combinazione di suoni ha la stessa valenza emotiva di un notturno di Chopin o di un gusto che richiama quello della torta della nonna: suscita emozioni. Tante. Se credete nel famoso proverbio "home is not a place, it's a feeling", questo disco per me è Casa. Magari anche per voi.

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