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Paolo Spaccamonti – Buone Notizie (Bosco, 2011)

Gradito ritorno di Paolo Spaccamonti dopo un gradevole esordio che aveva lasciato ottime impressioni. La semplicità si conferma una delle migliori frecce all’arco del musicista torinese che però mira a complicare il discorso aggiungendo contrabbasso, batteria, violoncello e diverse ospitate illustri che vanno da Fabrizio Modonese Palumbo a Daniele Brusaschetto a Julia Kent. La cosa paradossale del nuovo disco di Spaccamonti è che aggiungendo batterie ed altri strumenti talvolta risulta più dichiaratamente post-rock del lavoro di esordio, ma in parte ciò aiuta a mettere a frutto un buon prodotto fatto in funzione dei live, ma anche nella pura e semplice prospettiva di scrivere dei pezzi.
Le melodie rimangono molto semplici come nel disco d’esordio (che comunque, ad ora, rimane il mio preferito) ma la scrittura ne guadagna parecchio, infatti tutto suona decisamente più arrangiato e molto più strutturato. Orfani delle tracce guitar driven e figli ribelli dei cloni dei Mogwai, questo ragazzo torinese pur cimentandosi in un linguaggio più che conosciuto offre una buona alternativa per chi cerca un certo tipo di suono, di estetica e di idee. Sembra che la stesura dei pezzi rimanga comunque legata all’idea di evolvere la canzone dal chitarrista stesso che costruisce a strati, lavorando sui loop fatti con la sua chitarra. Ho come l’impressione che Spaccamonti si stia muovendo a piccoli passi, con i suoi tempi ma comunque in direzione di canzoni più elaborate ma pur sempre melodiche. Difficile valutare come si svilupperà il suo percorso, per ora regala un’altra raccolta di melodie a presa rapida: efficaci, semplici ma non per questo banali. Un lavoro ed un percorso fatto in punta di piedi, che di per sé è un po’ una dichiarazione di intenti.

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