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Tag Archives: joy division

Delay House – 3 (Stop, 2012)

I Delay House da Rimini propongono col terzo disco la loro interpretazione di suoni in salsa wave tenebrosa con chitarre non amplificate che se va bene ricordano vagamente certi giri dei disciolti Edwood (Ora, Ancora) se va male un’elettronica pop che, se manifesta una certa voglia di sperimentare (rifiuto struttura canzone e dei refrain, strumenti privi di amplificazione, testi in italiano ma fatti da solo una o due parole), non riesce a produrre che un suono piatto (complice anche una ripetitiva drum machine) e acerbo.

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Nostalgie Éternelle – Notre Début (Final Muzik, 2011)

Ammetto di non amare molto le ristampe: il più delle volte, almeno nel caso di gruppi poco noti, si spacciano per perle ingiustamente dimenticate dischi inutili che non meritano altro che l’oblio; nella maggior parte dei casi il tempo ne ha già fatto giustizia e riesumarli è un crimine contro natura. Eccezione che conferma la regola, i titoli usciti finora per su Final Muzik nella serie Eighties, pur non cambiando il corso della storia, ci presentano delle ottime band che riascoltare (o ascoltare per la prima volta, immagino nella maggior parte dei casi), fa certamente piacere. …

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Words And Actions – Life Of Farewell (Autoprodotto, 2011)

Se si escludono le produzioni di Larva o di Corpo Parassita era da tempo immemore che non recensivo un gruppo di Alessandria. Darkwave, coldwave o witch-house come la chiamano ora, tastiere e voce che recitano come attori principali, un ritorno agli anni Ottanta che ormai sono stati canonizzati fino in fondo tanto come i Sessanta e i Settanta, ma in tempi in cui Simon Reynolds si lancia nella stampa di un libro intitolato Retromania il tutto appare parecchio significativo. …

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Pulseprogramming – Charade Is Gold (Audraglint, 2011)

Ci eravamo lasciati otto anni fa con i Pulseprogramming: e chi si sarebbe immaginato fossero mai tornati. Sodapop nel suo originario e affezionatissimo layout "statico" li aveva già incensati: era il periodo dell'indietronica (quando ancora non suonava proprio una parolaccia), sonorità in grado di unire placidi beat a suoni glitch (pop) senza mai perdere di vista la forma canzone. Tulsa For One Second fu particolarmente apprezzato su queste pagine virtuali, magari un gradino sotto le incredibili uscite di quegli anni, penso ai vari Dntel o agli Hood di Cold House, fino ad arrivare al Give Up dei Postal Service, disco ormai sdoganato anni dopo persino dai manager quale "miglior ascolto per rilassarsi in auto, mentre siete in coda a Milano" (giuro: l'ho letto su una rivista patinata tipo Class o Mean's Healt in un qualche studio medico): meglio del ginseng e passiflora, altro che musicoterapia!

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