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Stalker – S/T (Produzionisante, 2008)

"Felicità per tutti, libertà, nessuno se ne andrà insoddisfatto!" Sardonicamente si chiude così il capolavoro assoluto dei fratelli Strugatsky che, nei primi anni settanta, vergarono con Stalker il romanzo di fantascienza più metafisico e allegorico del secolo passato. Coordinate molto più fredde e lucide rispetto a quelle di P.K. Dick, ma non per questo da sottovalutare. Il disco d'esordio del quintetto genovese ripercorre perfettamente lo spirito e la potenza visiva dei fratelli di Leningrado. Metal ossessivo, psichedelico, talvolta gassoso: una gigantesca mole ferrosa che emerge dalla nebbia, vestigia incomprensibile di chi ha anticipato. Isis e Neurosis non possono essere esonerati come riferimento, ma gli Stalker vanno ben oltre. Mi sembra appropriato citare uno stralcio di vecchia intervista ad Arkadi Strugatski per esemplificare la genesi del romanzo e inevitabilmente dell'odierno progetto musicale: "…eravamo in una stradina nella foresta e qualcuno era già stato lì la sera prima perchè c'erano tracce di un picnic, avanzi di cibo ecc. Prova a immaginare se gli animaletti di questo posto fossero intelligenti e cominciassero a riflettere su tutte queste immondizie, magari portandosene qualche pezzetto nelle loro tane. (…) ecco che arrivano questi esseri alieni e si fermano solo per una notte: mangiano, sporcano, lasciano in giro i loro rifiuti e poi se ne vanno.(…) a nessuno importa del vero significato di quanto è stato lasciato dagli alieni, proprio come un insetto non si chiede cos'è quella lattina che s'è preso per casa." Forse qualcuno lo potrà sintetizzare come disastroso indie-esistenzialismo, chissà… Io ho pensato alle linee di Nazca. Un disco maledettamente importante.

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